E la specialità delle Trappiste sono le barrette energetiche

La loro vita è fatta di contemplazione e lavoro manuale. Il settore che preferiscono è quello dei dolci: niente elementi chimici, ma solo zuccheri estratti dalla frutta

La giornata delle monache Trappiste di Vitorchiano, a otto chilometri da Viterbo, inizia nella notte, alle 3.15, quando l'alba non è ancora vicina.
Ritmo scandito da preghiera e operosità, cuore al cielo e sguardo alla terra. L'Ora Terza (8.45 circa) e l'Ora Nona (le 14) sono il tempo d'inizio dei lavori.
Il luogo della fatica sono i frutteti, la vigna, l'orto e l'uliveto. Produzione principe del Monastero di Nostra Signora di San Giuseppe sono le marmellate, confetture nate seguendo ricette antiche. Le sorelle lavorano la frutta che coltivano, la raccolgono, la mettono a macerare per poi bollirla. Non vengono usati prodotti chimici, mai conservanti né coloranti. Il residuo di zuccheri, circa il 63%, è costituito quasi totalmente dagli zuccheri naturali contenuti nella frutta.
Ed ecco il trionfo dei colori e dei sapori: mirtillo, mora, lampone, ribes nero e rosso, limone, arancia, prugna, mele cotogne, pesche, marroni (dei circostanti Monti Cimini), albicocche, ciliegie, e marmellata di pomodori verdi, insolita delizia.
Un lavoro molto femminile che porta anche alla realizzazione di dolci. Piacere dello spirito e piacere del gusto, completezza assoluta. D'altra parte si racconta che Maria di Nazareth realizzasse per suo Figlio dolci e biscotti con i fichi. Gesti d'amore materno, istinto alla cura.
Le settantacinque suore della comunità di Vitorchiano sono famose anche per la diffusione di immagini sacre (i classici «Santini») e biglietti augurali.
«Concorrenza» alle confetture dell'Alto Lazio arriva dal Monastero Dominus Tecum di Bagnolo Piemonte, in provincia di Cuneo. Qui sono i monaci a produrre marmellate di zucchine, di pere al vino, mele al caffè, kiwi, uva e mele e ancora miele, unito a frutta secca (noci e nocciole).
Nel monastero di Lanuvio, vicino a Roma, i monaci preparano creme di frutta, sughi, conserve e il succo di olivello spinoso. Sono i Trappisti di Frattocchie ad addolcire i palati con la loro pregiata cioccolata, il liquore al cioccolato e quello con l'aggiunta di peperoncino.
Dall'Eremo di Fonte Avellana arriva «Energy», nome modaiolo al passo con i tempi, evocatore di palestre, fitness, centri benessere, un cocktail di uovo, miele e pappa reale. Tavolette di cioccolato trappiste anche all'Abbazia delle Tre Fontane, la campagna romana dove San Paolo fu decapitato e dove, si narra, apparve la Madonna.
Santuario dalla doppia venerazione, importantissimo per i Romani che già dalla fine dell'Ottocento e per buona parte del Novecento, arrivando a piedi dall'Urbe, erano accolti dai monaci con rosette appena sfornate, pane tipico croccante e vuoto all'interno, fatto a forma di rosa, colmo di profumata cioccolata calda, per addolcire e ritemprare, specie nei giorni d'inverno.