E la spesa militare di Pechino cresce di continuo

Modernizzazione dello strumento militare, riduzione della consistenza delle forze armate e abbandono delle teorie sull'esercito di popolo, incremento degli stanziamenti per la difesa e la ricerca, riforma della industria militare. Questi gli elementi più significativi del nuovo Libro Bianco della difesa cinese, che Pechino ha voluto modellare su quelli periodicamente realizzati dai Paesi occidentali. Si tratta del 5° Libro Bianco cinese pubblicato dal 1998.
Per quanto riguarda la politica di difesa, la Cina ribadisce di considerare molto grave la minaccia secessionistica di Taiwan, si dice preoccupata per il terrorismo, l’instabilità internazionale e la proliferazione delle armi per la distruzione di massa e cerca di gettare acqua sul fuoco negando di avere alcuna mira egemonica o aggressiva e di essere interessata a iniziare una nuova corsa agli armamenti.
Tuttavia è innegabile che la Cina stia destinando una fetta crescente della sua ricchezza economica, a sua volta in rapido aumento, al potenziamento delle forze armate. Questo nonostante i dati ufficiali parlino di una spesa militare che pesa per poco più dell'1,3% del Pil (contro quasi il 4% per gli Usa). Il bilancio della Difesa ufficiale cinese per il 2006 ammonta a 35 miliardi di dollari, ma secondo molti analisti la spesa effettiva si colloca tra i 70 e i 100 miliardi.
Pechino sta riducendo la consistenza delle sue forze armate: attualmente ci sono «solo» 2,3 milioni di uomini alle armi, dopo un taglio di 200mila unità avviato nel 2003 e completato nel 2005, che segue altre riduzioni, più consistenti, effettuate nel 1985 e nel 1997. In particolare è l'esercito ad aver subito i tagli maggiori, mentre è aumentata la consistenza percentuale delle altre forze armate, compresa la Seconda Forza d'Artiglieria, cioè la forza missilistica d'attacco. Sono stati anche un poco ridotti i ranghi degli alti gradi, mentre incarichi prima svolti da ufficiali sono stati riqualificati e assegnati a sottufficiali, e personale civile ha sostituito quello militare in alcuni ruoli. Il tutto per aumentare l'efficienza della struttura.
Lo sforzo di modernizzazione vede anche la riduzione del numero di piattaforme principali (aerei, navi, carri armati) a mano a mano che sistemi più moderni sofisticati e costosi sostituiscono quelli di precedente generazione, che potevano essere prodotti in massa a basso costo. Questo rinnovamento consente di ottenere una nuova capacità di proiezione di potenza a lungo raggio, grazie ad aerei, navi e formazioni dell'esercito ad alta mobilità e grande autonomia. La Cina sta anche cercando di informatizzare le forze armate e di effettuare operazioni integrate interforze, superando la vecchia concezione basata sull'impiego di forze armate indipendenti. Parallelamente procede la ristrutturazione dell'industria militare, che deve diventare più efficiente e produttiva, anche grazie a procedure di acquisizione che mettono in competizione i progetti realizzati dai diversi gruppi.
Con la pubblicazione di questo Libro Bianco Pechino cerca ad un tempo di rassicurare i vicini asiatici, sempre più preoccupati per il riarmo del dragone, ma anche gli Stati Uniti e l'Europa che temono una Cina in crescita non solo economica, ma anche militare. Tuttavia il parziale sforzo di trasparenza non convince e anche se lo spauracchio militare cinese potrà diventare una realtà solo nel lungo termine, la minaccia sta diventando più credibile.