E il superhacker gioca la carta della follia: «Non sapevo quel che facevo»

Albert Gonzalez, il cyberpirata che ha bucato il colosso del commercio Usa, presenta un referto: troppo tempo davanti al computer lo ha fatto diventare autistico

La sua operazione si chiamava «Diventa ricco o muori provandoci». Ovviamente, Albert «Segvec» Gonzalez e i suoi due complici puntavano tutto sulla prima ipotesi. Ed erano ad un passo dal fare bingo: avevano già succhiato dai computer del loro bersaglio, il colosso Usa del commercio Tjx, i dati di centosessanta milioni di carte di credito, ed erano pronti a mettere a frutto quell'impressionante mole di grimaldelli informatici. Invece sul più bello erano arrivati i servizi segreti, che un confidente aveva messo sulla traccia del colpo. E che si erano imbattuti in un hacker che conoscevano bene: perché «Segvec» Gonzalez per la sua incontestabile abilità con i computer era stato arruolato proprio dall'intelligence a stelle e strisce, che lo remunerava come consulente. Ma lo stipendio del «secret service» al giovane pirata, evidentemente, non bastava.
In agosto, le autorità Usa avevano annunciato con grande risalto la scoperta del colpo che la «Shadowcrew» (ovvero la Ciurma Ombra, come si era battezzato il gruppo di Hacker guidato da Albert) stava per mettere a segno. L'arresto di «Segvec» in realtà pare a che risalisse a diversi mesi prima, e che al momento dell'annuncio pubblico l'indagato stesse già collaborando ampiamente con le autorità, fornendo i codici di accesso a tutti i suoi file criptati e disegnando una mappa utile per ritrovare un milione di dollari sepolti nel cortile dei genitori (con tanti saluti alle tecniche supersofisticate per far perdere le tracce del denaro). Recentemente, Gonzalez avrebbe aiutato ad identificare i complici russi con la cui collaborazione ha «bucato» i sistemi informatici da cui ha prelevato i dati delle milioni di carte di credito in essa custoditi.
Insomma, Gonzalez sembrava impegnato in un nuovo ribaltamento di ruolo: prima pirata informatico, poi collaboratore dello Stato, poi di nuovo pirata, ora «pentito». Ma oggi arriva la sorpresa: secondo un lancio della Reuters rilanciato in Italia da un sito specializzato in cybercrime, (www.fabioghioni.net) Gonzalez doveva comparire davanti ad un giudice di Boston per rispondere delle pesanti accuse che gi vengono mosse. Ma il suo collegio difensivo ha presentato un referto psichiatrico che mette in discussione le sue capacità «di valutare consapevolmente le conseguenze negative delle sue azioni e di comportarsi coscientemente secondo le leggi evitando di commettere crimini». Secondo il referto, il profilo di Gonzalez sarebbe «compatibile con la descrizione della sindrome di Asperger» (ovvero una forma di autismo), mostrando i sintomi di «assuefazione a Internet». Di conseguenza il giudice ha rimandato di tre mesi la sentenza, per dare tempo all'accusa di valutare il referto psichiatrico. Riuscirà il super-smanettone nella sua ennesima capriola?