Ebrulfo

Il normanno Ebrulfo, che i francesi chiamano Evroult, crebbe come paggio alla corte di Childeberto I, di cui poi divenne coppiere per finire addirittura maestro di palazzo. Si sposò ma a un certo punto entrò in crisi religiosa. Si consultò con la moglie e, trovatala d’accordo, donò tutti i suoi beni ai poveri; indi lui e la moglie si separarono per entrare in monastero. Ebrulfo dovette sudare non poco per convincere il re ad accettare le sue dimissioni. Riuscì a farsi monaco a Bayeux ma qui l’ex pezzo grosso era trattato con i guanti, così decise di andarsene con tre confratelli nella foresta di Ouche in Normandia. Qui gli eremiti non tardarono a trovarsi circondati da discepoli, il primo dei quali era un ex tagliagole da strada. Ebrulfo in breve fu costretto a costituire una congregazione monastica vera e propria, che in capo a qualche anno contò una quindicina di monasteri maschili e femminili. Ebrulfo dava loro la regola e ne nominava i superiori. Monaci e monache provvedevano al loro sostentamento tramite il lavoro manuale e le cose andarono avanti serene fino allo scoppio di un’epidemia di peste che falcidiò i monasteri. Cessata l’emergenza, si potè riprendere, a poco a poco, il normale tran-tran. Un giorno vennero in visita al santo abate il re Childeberto III, la regina, tutta la corte e i prelati più in vista del regno. Il papa Giovanni VII gli mandò in dono alcune reliquie, tra cui una, preziosissima, di s. Pietro. Ebrulfo campò ottant’anni e morì verso il 596. Oggi vicino a quello che fu il suo monastero principale sorge la cittadina di Notre-Dame-de-Saint-Evroult.