Ecco la casa dei sogni, qui rivive il passato

Si chiama Casa dei sogni, perché tutto comincia da lì: il sogno di un cavallo a dondolo del Settecento, che ti fissa dalla vetrina di un antiquario veneziano. Negli anni Ottanta Luciana Gaspari Avrese, avvocato di Verona, vive in Laguna. E scopre che non sa resistere a quel cavallo a dondolo: «L’ho corteggiato per un po’, alla fine ho ceduto». È il primo pezzo della sua collezione, più di tremila giocattoli raccolti, da allora, ovunque si trovasse, in Italia o all’estero. Oggi quel sogno è diventato una esposizione permanente, il Museo del giocattolo, cioè la Casa dei sogni, sulle colline di Verona. Aperta soprattutto ai bambini, che amano sognare fra bambole antiche, burattini, marionette, cavallucci, trenini, automobiline, giochi di latta, presepi, specchi, teatrini. E rifugio per gli adulti che ricordano, tornano a perdersi, a fantasticare.
Il museo è il sogno che ritorna e vive insieme a te, tutti i giorni: la mostra è allestita in un rustico a Torricelle, dove Luciana Gaspari Avrese ha casa; al mattino, prima di andare a lavorare, si immerge fra i suoi giocattoli, pezzi preziosi dal Settecento agli anni Cinquanta, e li sposta a seconda della fantasia del momento. Tanti sono regali di amici che conoscono la sua passione. Altri sono frutto di ricerche infinite tra bancarelle, mercatini, negozi. La collezione cresce anno dopo anno: «All’inizio vivevo in mansarda, non sapevo dove mettere tutti quei pezzi». Poi torna a Verona, sulle colline, in quel rustico dove il suo sogno diventa realtà, grazie anche alla Fondazione Gaspari Avrese onlus, che fa da madrina al museo. La collezione si ingigantisce, nascono nuove passioni: «Il soprintendente ai Beni ambientali di Verona mi regalò il suo teatrino di marionette: meraviglioso, tutto dipinto a mano. Mi si è aperto un mondo». Una signora di Trieste le dona 135 bambole etniche, e le ricorda: «Sono un pezzo della mia vita». Poi riceve quarantadue locomotive, c’è persino un trenino di cinque metri sullo sfondo delle Dolomiti. E un presepe in terracotta dell’Ottocento che, da solo, occupa quasi un locale intero. Tutto trova una sua collocazione: «Non mi piaceva un ambiente asettico, così ho creato un mondo fantastico, tutto per i miei giocattoli». Che lì vivono davvero. Ci sono stanze ricoperte di specchi, altre in cui la natura entra nello spazio, come i due cipressi alti 30 metri che si riflettono nella sala dei giochi in latta, c’è la camera della farfalla, le sue ali giganti sono vecchie vetrate di una chiesa.
I bambini qui arrivano soprattutto il sabato e la domenica, i loro genitori, magari scettici, sono subito conquistati. Non c’è solo il museo da visitare, c’è anche da scoprire il Bosco delle fiabe, 25mila metri di collina trasformati in fantasia, con la via Peter Pan, la via Esopo, il percorso di Pinocchio, il regno delle fate e degli gnomi, le piante officinali, la zona del principe azzurro, l’angolo per il gioco dell’oca (dove i bimbi fanno da pedine) e il «teatrino delle tre scimmie, il sole, la luna e tredici gatti», popolato da animali scolpiti in legno, che ogni domenica si anima con un nuovo spettacolo. Tragitti fra natura e favole, da percorre a piedi, per volare con l’immaginazione, per sognare ancora un po’.