Ecco i Nuovi archivi del Futurismo

Prevista in sei volumi e curata dai maggiori studiosi dell'avanguardia, documenta la molteplice attività del gruppo che "aprì" il Novecento, dalla pubblicazione nel 1909 del manifesto alla morte di Marinetti

Ecco la degna conclusione di questo straordinario centenario futurista. La più grande opera che sia stata mai dedicata al movimento futurista: sono pronti i «Nuovi Archivi del Futurismo», che verranno presentati domani a Roma, nella sede della Quadriennale, in Villa Carpegna. L'opera è costituita da sei volumi che documentano la molteplice attività svolta dal movimento nei trentacinque anni della sua storia, cominciata nel 1909 con la pubblicazione del famoso manifesto fondativo sul quotidiano parigino «Le Figaro» e conclusasi con la morte di Filippo Tommaso Marinetti nel 1944. ·Gran parte degli stampati e dei manoscritti raccolti nell'opera sono riprodotti in formato reale e a colori. Le pitture e le sculture - migliaia - sono state selezionate secondo rigorosi criteri storico-filologici da una équipe di esperti diretta da Enrico Crispolti. Naturalmente le opere vengono pubblicate col rilievo dovuto alla loro singola importanza.

I primi due volumi, intitolati «I Manfesti» e «Cataloghi di mostre» - ognuno di circa seicento pagine - usciranno in maggio. Tutti e sei i volumi sono arricchiti da «abstracts» in lingua inglese, poiché l'opera è d'interesse internazionale. ·È la Quadriennale di Roma che promuove la pubblicazione dei «Nuovi Archivi del Futurismo» presso De Luca Editore d'Arte, cui decisivo partner è stato il Ministero dei Beni Culturali.

Nel 1958 la Quadriennale promosse presso De Luca l'edizione degli «Archivi del Futurismo», due volumi curati da Maria Drudi Gambillo e da Teresa Fiori (Enrico Crispolti, giovanissimo, redasse l'indice analitico). I due volumi sono da tempo introvabili anche nella ristampa De Luca-Mondadori, che apparve nel 1986. I «Nuovi Archivi del Futurismo» costituiscono lo sviluppo e l'ampliamento di quella prima «ricognizione» effettuata sulla produzione dei futuristi, che oltre mezzo secolo fa era conosciuta solo parzialmente. I due volumi del 1958, ristampati nel 1986, restano ancor oggi tra i «reference-book» delle pubbliche biblioteche d'Italia e del mondo - da quella di Tokyo a quella del MOMA di New York. Libri di consultazione, imprescindibili. Come quelli ora in presentazione.
Il Futurismo - è noto - aprì la strada alle altre avanguardie storiche e si pronunciò quasi in ogni campo: dalla pittura e dalla scultura, dalla poesia al teatro, dalla danza alla pubblicità e alla cucina. I «veicoli» di tali pronunciamenti furono i manifesti programmatici: testi spesso brevi, sovente contenuti in due o quattro facciate di un foglio volante. Il primo volume, curato da Matteo d'Ambrosio, ne accoglie una quantità mai vista prima e sorprendente: trecento, molti dei quali inediti. Il secondo volume - che esce contemporaneamente al primo ed è curato da Crispolti - raccoglie quasi trecento cataloghi di esposizioni: da quelli delle grandi rassegne, come le Biennali di Venezia o le Quadriennali di Roma, a quelli di mostre piccole, ma molto importanti, scovati qui e là in Italia. ·Il terzo volume, che uscirà nel dicembre del prossimo anno, rimanda, come anche il quarto, a una ben nota, iperbolica e poetica ambizione di Marinetti e compagni: quella di mettere mano al rinnovamento in ogni campo. S'intitola infatti «Ricostruzione futurista dell'universo: Pittura, Scultura, Disegno». Qui Enrico Crispolti e Antonello Negri riuniscono circa tremila opere, tra le quali, ovviamente, tutti i più noti capolavori. Nel quarto volume si riflette l'originalità espressa dai futuristi nei restanti ambiti dell'universo propriamente visivo: architettura, design, moda, spettacolo, fotografia, cinema. Anche in esso si specchiano circa tremila opere. Ma i futuristi sparsero rivoluzionaria novità pure in altri domini. E furono novità generatrici o suggeritrici di cambiamenti che capita di vedere germogliare anche oggi: nell'Architettura, nella Letteratura, nella Musica, nella progettazione dei giornali. E appunto a tutto questo è dedicato il quinto volume, curato da Matteo d'Ambrosio e da Daniele Lombardi.·In chiusura dell'opera c'è un sesto volume a cui mettono capo gli altri. Ed è quello che comprende il Regesto, la Bibliografia, i Fondi Archivistici e l'Indice Analitico Generale.