Ecco come i ricamatori di Siviglia hanno ispirato la religiosità spagnola

Silvia Castello

Arts & Crafts sotto il segno dell’oro di Siviglia. Per la prima volta varca i confini dell’Andalusia una collezione rinomata in tutto il mondo che si celebra ogni anno fin dal XVI secolo in occasione della settimana santa. 115 scintillanti manufatti processionali e non solo con superbi ricami a filo d’oro o argento realizzati - dal ’500 a oggi - sfileranno in mostra fino al 15 gennaio 2006 al Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari nella rassegna «Siviglia Ago & Oro. Splendori e Arte del ricamo» a cura di don Antonio Garduño Lara. Sono tutti pezzi unici del valore complessivo di 36 milioni di euro che dimostrano come una insuperabile tradizione medievale sia - grazie alle Confraternite - ancora viva e ben presente con circa 400 los talleres - i laboratori - e più di 500 ricamatori - i brosladores - e restauratori attivi nella città. «Sin dal 1403 è documentata la presenza a Siviglia di Juan Gonzáles parente di quel famoso Pedro Gonzáles che nel 1435 vende per 130 maravedi una fascia grande di tessuto bianca per la cattedrale segnando così l’anno in cui nasce l’industria spagnola del ricamo» spiega Stefania Massari, direttrice del museo romano.
Il «Secolo d’oro» arrivò tra sacro e profano con il Cinquecento. Tessitori e ricamatori di sete colorate, velluto, damasco e broccato si affidarono all’inestimabile collaborazione dei disegnatori realizzando punto dopo punto, magnifiche opere d’arte. In questo periodo erano molto in auge i temi fantasiosi, conosciuti fin dall’antica Roma, dove inizialmente si considerava il ricamo - dall’etimo arabo rakam, ovvero disegno - come una vera e propria «pittura ad ago» utilizzata anche per la decorazione di mobili e vestiti. Insieme a questa decorazione a fantasia, venne molto praticato anche il celebre «ricamo a rilievo», un genere spagnolo che si può ammirare in questa mostra romana nel «Manto di uscita della Vergine di Mayor Dolor y Traspaso», oltre ad altri esemplari provenienti dai musei e dalla cattedrale. Di cui alcuni appartenenti all’Ordine dei «Jerónimos» che si distinse in particolare poi a Guadalupe e a El Escorial. Il pezzo più antico in esposizione è del 1521 e fu ricamato in occasione delle nozze di Carlo I. Seguono poi un manufatto ricamato in oro con pizzo in oro della Duchessa di Béjar del 1624 e un altro splendido manto in velluto bianco nuovo ricamato sempre in oro, seta e pigmenti di Marcos Maestre dal titolo «Pianeta con dalmatiche» del 1680. Il rarissimo «Stendardo - Simpeca de Roca - Amador», di un anonimo del 1742, riprende invece un’immagine del disegnatore Domingo Martínez copiata con un ricamo in oro su velluto rosso con al centro un dipinto a olio. Lo spirito romantico del XIX secolo romperà la tradizione precedente dando inizio a una grande produzione favorita dal mecenatismo degli Infanti-Duchi di Montpensier. Molti esemplari interessanti di questo periodo provengono anche da pitture o decorazioni della borghesia inglese che riproducono vistose stampe floreali riadattate dai disegnatori locali nelle grandi sartorie di Spagna.