Ecco un libro che alza il volume dell'autobiografia

Un «lettore quarantenne formato» racconta il suo giro del mondo a caccia di prede editoriali

Il bello del collezionismo è spendere la propria vita - e i propri soldi - incautamente, per ciò che agli occhi altrui è inutile. Insano, invece, è il collezionismo quando, da attività spontanea, spartana, spavalda, compiuta con il vitalismo dell'estremo dilettante, diventa una professione, una mania burocratica in attesa di onorificenze, meglio se pubbliche. Per questo, è insopportabile il compulsivo che raccatta cinquecentine dettagliandovi con maniaca precisione l'equilibrismo del tipografo, senza farsi predare e mordere dal contenuto - pretesto inessenziale -, mentre chi si avventa nei mercatini dove i libri li spacciano a 2 euro, alla ricerca del Graal bibliografico, ispira simpatia, perché la vita è questo, è un'avventura. I libri non sono una alternativa alla vita, una fuga e una alterità: sono la vita, costellano la nostra vita, ne amplificano le cannibali inquietudini.

Per questo, il Dizionario Gonzo stampato dalle edizioni 1000euna notte (pagg. 102, euro 18), che è a sua volta un oggetto dissolutamente da collezionare (con le fotografie di Stefano Graziani e le cover, straordinarie, di Robert Saywitz), è un libro memorabile e svagato, bulimico e anticonformista, scazzato e cazzuto (l'aggettivo gonzo è un omaggio a Hunter S. Thompson, descritto con sfizio così: «Iracondo come Carmelo Bene, bizzoso e umorale come Giancarlo Fusco, non riesce ad obbedire ad alcuna regola, solo ai suoi vizi»), me lo immagino nella biblioteca cinica di Jonathan Swift e in quella fantastica - su scaffali polinesiani - di Robert Louis Stevenson. A scriverlo, Carlos D'Ercole, la cui biografia ci dice poco («è nato a Madrid nel 1978, è avvocato e collezionista» e a Enzo Cucchi, che «conosce da molti anni», ha dedicato, nel 2014, una Vita sconnessa di Enzo Cucchi edita da Quodlibet), mentre è significativa, per circumnavigarne l'indole bibliomane, la frase di Nietzsche riportata a mo' di dedica su un Ecce Homo che gli è stato donato, «un mostro di coraggio e curiosità, con in più qualcosa di malleabile, di astuto, di attento, un avventuriero e un esploratore nato». Per inciso, l'edizione del Nietzsche è quella comune, Adelphi, ma D'Ercole, già che c'è, dotato di avveniristica avventatezza e di morbosa curiosità, non si lascia scappare la stoccata: «Oggi forse Adelphi non ha più la forza propulsiva dei tempi d'oro, non è più in grado di stupire il lettore quarantenne formato. Ma è ancora capace di regalare qualche emozione quando vieni a sapere che Frederic Prokosch e Henry de Montherlant, tardivamente scoperti su imbeccata di un amico, convivono nel suo catalogo».

Il «lettore quarantenne formato», elegantemente flâneur e voluttuosamente rock, è proprio D'Ercole, che compila questa autobiografia per libri, «sdraiato sul divano come il Woody Allen di Manhattan che snocciola i suoi miti da Flaubert a Brando», come «un omaggio sgangherato a una jeunesse dorée a cui è tempo di dire addio». La peculiarità delle scelte - la loro stramba eccentricità - sta proprio qui: ogni libro è l'emblema di un momento, calcografia dell'istante e dell'istinto, fiera ferina delle vanità, vaniloquio sul tempo perduto, arrugginito, ruggito orientato al futuro.

Così, i tomi ammassati in questo Dizionario Gonzo sono luoghi ed epopee: Eduard Limonov (micidiale la citazione, «Erano belle le città malate, la New York degli anni Settanta, la Parigi dei primi anni Ottanta. La cosa più disgustosa è una città in piena salute, che trabocca grasso e merda», gemellata a una visione d'acciaio di Mosca, «nell'estate del 2001» redatta da D'Ercole: «poliziotti che arrotondavano magri stipendi fermandoti nel cuore della notte, loschi italiani che si improvvisavano ristoratori in Novi Arbat, il lamento di donne immiserite e abbandonate nella centralissima Tverskaya, il trionfo di locali esclusivi destinati alla nuova élite economica»), senz'altra razionalità che il nitore del sangue e del vissuto, sta insieme al Viaggio in Italia di Guido Piovene (edizione Baldini Castoldi, 1993), a un documentario su Ben Harper del 2002 e a un libro in tedesco su Marlene Dietrich. In questo elogio del sovrabbondante e dell'estroso, un libro su Giovanni Parisi (Roberto Torti, Il pugno invisibile, Add Editore 2010), scoperto «alla Libreria dello Sport in quel di Via Carducci a Milano», va a braccetto con Here is New York di E.B. White, «scovato alla Three Lives & Company nel West Village», con la smodata passione per Francis Bacon («A chi gli chiedeva se credeva nell'aldilà rispondeva: Quando sarò morto, mettetemi in un sacco di plastica e gettatemi nella fogna») e per Cioran («Condivido quasi tutto con Cioran: l'insonnia del lettore, l'amore per le biografie, i diari e i carteggi, l'incapacità di leggere romanzi e l'idea che i libri devono essere scritti per ferire, non per compiacere il lettore»). I libri servono a far traboccare la carnalità dell'ego: D'Ercole si fa raccontare Piazzolla (la biografia di Diego Fischerman e Abel Gilbert è edita da minimum fax, 2012) da «Gigi Rizzi, il playboy che soffiò Brigitte Bardot a Gunter Sachs in quella mitica estate del '68 a Saint Tropez», ci invita a conoscere Mario Schifano («Neanche Marianne Faithfull resiste al suo fascino, arrivando a mollare Mick Jagger») attraverso la biografia firmata da Luca Ronchi per Johan & Levi nel 2012 (e fotografata su una lavatrice) e ad andare a Beirut con il libro di Samir Kassir, Beirut. Storia di una città (Einaudi, 2009). Insomma, non contano le edizioni di pregio, in questo Dizionario Gonzo, ma le ragioni del corpo e del talento.

Allora, facciamolo anche noi questo gioco rischiosissimo: quali sono i libri che dettagliano la nostra furia? Io ne dico tre. La morte di Virgilio con Hermann Broch spiritato in copertina, Feltrinelli 1963, che apparteneva a mio padre; le Lettere a Milena di Kafka (Mondadori, 1988) che mi furono donate a sigillo di una infuocata storia d'amore; i Cuentos completos di Horacio Quiroga (Seix Barral, 2017), comprati alla libreria Eterna Cadencia nel quartiere Palermo, a Buenos Aires, a perfezionare un viaggio straordinario. Dopodiché, bisogna prendere congedo. Il vero collezionista brucia la propria collezione per il gusto di ricomporla da zero, vertiginosamente.