Ecco una mostra a bassa gradazione alcolica

Con la pittura degli ultimi cinque secoli «Riflessi DiVini» racconta uno dei piaceri più intensi della vita

Silvia Castello

«La pittura tra Cinquecento e Novecento tocca ripetutamente l’argomento del vino conferendovi, di volta in volta, un significato sempre più complesso rispetto all’ovvio riferimento sacro, essendo il vino una componente essenziale dell’eucarestia. Le opere che compaiono in questa mostra sono state scelte per ripercorrere alcuni momenti significativi della storia di questa rappresentazione nell’arte»: introduce così, Claudio Strinati - soprintendente del Polo Museale Romano - l’esposizione «Riflessi DiVini» inaugurata ieri al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo in collaborazione con la Fondazione Lungarotti e visibile fino al 15 gennaio 2006 (catalogo Retablo). La rassegna si articola in quattro parti: Vino e Società nell’Armeria Inferiore, Le Sacre Scritture nella sala Clemente VIII, I paesaggi del vino, nella Sala della Giustizia e Dioniso Bacco e il Mito nella Sala dell’Apollo; e sarà accompagnata anche da una serie di eventi, come degustazioni e conferenze di wine maker e maître à penser della cultura del vino.
L’excursus espositivo si snoda attraverso grandi capolavori - come i due dipinti di Nicolas Tournier «Soldato con fiasco» e «Soldato con bicchiere» esposti nella prima sezione insieme al bellissimo «Cesto di frutta» di Antonio Canova proveniente dal Museo Correr di Venezia. Mentre nella grande sala successiva, quella di papa Clemente VIII - divisa in due e collegata circolarmente attraverso due porte poste ai lati del grande camino in travertino - si trovano diverse opere che rappresentano alcuni passi delle antiche e Sacre Scritture, in cui è possibile riscoprire la metafora trascendente e il valore simbolico del vino. Spiccano due dipinti provenienti dalla Galleria d’Arte Antica di Palazzo Barberini: la «Cena del ricco Epulone» di Mattia Preti e l’«Ultima Cena» di Valentin de Boulogne; oltre a «Lot e le figlie» di Giovanni Francesco Guerrieri della Galleria Borghese e le «Nozze di Cana», un olio di Gregorio Preti proveniente dal Convento di Santa Maria dell’Anima; completano questa sezione ceramiche, codici, documenti e incisioni: come l’«Ebbrezza di Noé» di Carlo Lasinio e l’«Acqua mutata in vino da Cristo nelle Nozze di Cana» di Pietro Monaco, entrambe del Settecento e provenienti dal Museo del Vino di Torgiano. La mostra prosegue poi con opere che illustrano il tema della coltivazione della vite nel paesaggio italiano, per passare infine nella Sala dell’Apollo - caratterizzata dai celebri motivi delle grottesche policrome - che accoglie il mito di Dioniso-Bacco, antichissimo dio greco del vino. In quest’ultima parte - tra numerosi oggetti come bicchieri di Murano e ceramiche di Meissen: «Satiro ebbro» e un Sileno - possiamo ammirare un capolavoro di Pier Francesco Mola, «Bacco allegoria del gusto»: dipinto «a macchia» con impressionante facilità d’esecuzione ed eleganza della posa del giovane, che faceva parte di una serie di quattro tele costituenti le allegorie dei Sensi; e che dal Seicento si trova ad arredare l’appartamento del cardinale Flavio Chigi nel Palazzo di Ariccia.