Ecco perché dobbiamo bocciare i Dico

Con la data 22 febbraio 2007, presentata con una conferenza stampa del 13 marzo, la Santa Sede ha pubblicato l'Esortazione Apostolica «Sacramentum Caritatis» dove il Santo Padre riassume per la Chiesa intera i grandi principi sull’Eucarestia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. 138 pagine che sintetizzano i dialoghi scambiati tra i vescovi del Sinodo universale dell'ottobre 2005.
Occorrerà munirsi di una notevole tempra per leggere, capire e assimilare il documento. Più di un lettore aveva lamentato la prolissità del testo. Che prolissità non è, poiché il tema dell’Eucarestia come fonte e vertice del cristianesimo, inevitabilmente raccoglie le affermazioni più decisive della fede e della prassi cattoliche. Con qualche smarginatura anche e qualche debordamento: almeno all’apparenza.
Per esempio in aula, durante il Sinodo c’era stato qualche vescovo che aveva sollevato il problema dell’ammissione alla comunione eucaristica dei politici dichiaratamente abortisti. Il documento papale non si spinge in esplicito modo fino a risolvere tale questione. E tuttavia: «È comunque chiarissimo - afferma il papa - che l’Eucarestia non è mai atto meramente privato, senza conseguenze sulle nostre relazioni sociali». Come ogni atto liturgico, e ancor più, tale disciplina, secondo il Papa, vale «ovviamente per tutti i battezzati, ma si impone con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme». Altro che rito chiuso in se stesso e quasi nascosto nella penombra delle chiese: l'Eucarestia è l’aprirsi dell’uomo cristiano sul mondo per assumerlo e rinnovarlo secondo il disegno di Dio. Così si comprende che un intervento apparentante specialistico si apra a raggio universale nella visione umana e cristiana.
Senza la pretesa di toccare anche i punti più rilevanti dell’esortazione, come si è visto, il riassunto del Sinodo dei vescovi non tralascia neppure gli aspetti apparentemente più sociali e politici.
«Tali valori non sono negoziabili. Pertanto, i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha per altro un nesso con l’Eucarestia: perciò i vescovi sono tenuti a richiamare costantemente tali valori: ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato». Si tratta, dunque di un dovere che i vescovi hanno di intervenire su questi temi; rispondendo a una domanda si è spiegato che le prese di posizione della Chiesa italiana sui Dico si possono definire «politiche»; «fanno parte dei normali pronunciamenti magisteriali dei vescovi che vengono proposti alla considerazione di tutti nell’ambito di una democrazia laica e plurale che sono esposti al confronto».
In un paragrafo precedente il Papa aveva spiegato che «il matrimonio e la famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato a esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale». La nota papale prosegue anche richiamando il compito della Chiesa di prendere nelle sue mani la battaglia politica per attuare una società più giusta possibile; tuttavia essa non può e non deve restare ai margini della lotta per la giustizia. Un appello singolare è rivolto a tutti i fedeli perché si impegnino a costruire la pace «nel nostro mondo segnato da molte violenze, guerre, e oggi in modo particolare dal terrorismo, dalla corruzione economica e dallo sfruttamento sessuale».
Un’aggiunta: «Dobbiamo denunciare chi dilapida le ricchezze della terra provocando disuguaglianze che gridano verso il cielo». Come si osserva, il documento non parla di scomunica in modo esplicito. E però segnala come peccati gravi, comportamenti che la coscienza personale e l'attuazione pratica valuta come tali.
*Vescovo emerito di Como