Ecco perché solo chi aspetta cinque anni coglie tutti i frutti del suo investimento

Va atteso un ciclo economico. E i «Piani di accumulo» riducono gli errori

Finchè i Bot rendevano due tre punti percentuali all'anno permettendo di rientrare del capitale dopo sei mesi o un anno, le famiglie italiane non si sono poste problemi nel ricercare altre fonti di reddito o di diversificazione degli investimenti.

Ma negli ultimi anni le cose sono cambiate (basti pensare che i Bot ora hanno un tasso negativo) ed è chiaro a tutti che per aspirare a rendimenti superiori allo zero occorre assumersi maggiori rischi e, soprattutto, aumentare l'orizzonte temporale degli investimenti dai 12 mesi classici ad almeno tre anni (meglio se cinque). Proprio in quest'ottica, il legislatore che ha promosso i «Pir», ha tenuto a specificare che si ha diritto all'esenzione fiscale soltanto dopo almeno cinque anni di permanenza. Questo particolare dovrebbe impartire la vera prima lezione di educazione finanziaria alle famiglie italiane. Per questo occorre riflettere su cosa significa, in termini di profilo di rischio, sottoscrivere un Pir (soprattutto azionario) e poi tenere la barra a dritta quando in Borsa ci sarà tempesta.

Osservando l'indice Ftse Italia mid cap che riflette l'andamento delle medie imprese quotate in Piazza Affari (un universo di titoli molto vicino a quello dei Pir azionari) si può constatare che negli ultimi 5 anni (dal 15/6/2012 allo scorso 15 giugno) la performance è stata di tutto rispetto: +155,6%. Ma non sono mancati momenti che hanno messo a dura prova gli investitori. Per esempio dal 24 maggio al 24 giugno 2013 l'indice ha lasciato sul terreno il 7,3%; mentre dal 7 aprile al 15 ottobre 2014 la correzione è stata del -24,3% e tra il 30 novembre 2015 e l'11 febbraio 2016 le perdite superarono il 20%.

Soltanto chi avesse mantenuto senza soluzione di continuità l'investimento avrebbe potuto beneficiare della ricca performance finale. E di questo i sottoscrittori i Pir azionari e bilanciati devono fare tesoro perché una (o più) possibile correzione potrà materializzarsi nei prossimi anni.

Ma non deve spaventare, perché nell'arco dei cinque anni è molto probabile che possa essere assorbita. Anche per questo, si consiglia di coinvolgere il proprio consulente di fiducia per stabilire la quota e la modalità di investimento: i Pir, infatti, si prestano molto bene anche per i «piani di accumulo» («Pac») di lungo termine (10 anni e più) in quanto consentono di cogliere le potenzialità di crescita delle piccole e medie imprese.

LC