«Ecco perché volare può essere dannoso»

Il cardiochirurgo Lucio Parenzan: «La pressione nuoce a un iperteso». Ma un altro clinico, Ugo Ruberti, è di parere opposto: «Non fa male a nessuno»

Monica Marcenaro

«L'aereo può far male a chi ha avuto un embolo o un piccolo infarto e appena usciti dall'ospedale bisogna considerarsi ancora malati, a rischio notevole, sottoporsi a terapie farmacologiche e starsene a riposo». Ne è convinto Lucio Parenzan, cardiochirurgo di fama, direttore scientifico di Humanitas Gavazzeni a Bergamo, commentando le dimissioni dall’ospedale militare di Parigi del presidente francese Jacques Chirac, a cui l'équipe medica ha vietato di volare per un mese e mezzo.
«La pressione in aereo è la stessa dei 1.500 metri di altitudine e non può di certo essere salutare per un soggetto iperteso, come nel caso del presidente, colpito come sembra da un'emorragia retinica. Dovrebbe starsene tranquillo il più possibile - aggiunge Parenzan - rinunciare ai pranzi d'onore, agli sbalzi di pressione e a tante ore di volo». Questa la ricetta, in generale, che tiene conto anche dell'età del paziente e della sua attività. Poi si dovrebbe conoscere meglio la sua storia clinica come, per esempio, se si tratta del primo episodio emorragico oppure no, le dimensioni e la gravità del fatto. «Forse potrebbe prendere anche un aereo - conclude il cardiochirurgo - ma visto il personaggio non credo che nessuno si assuma una responsabilità del genere».
Non è d'accordo Ugo Ruberti, cardiochirurgo, già direttore della Clinica chirurgica e cardiovascolare dell'università di Milano e del centro Malan dell'ospedale San Donato, secondo cui «l'aereo non fa male a nessuno». Oggi, chiunque abbia avuto un accidente al cuore più o meno grave, dall'infarto allo scompenso, oppure un’emorragia o un ictus, una volta ristabilitosi può salire la fatidica scaletta di un aeromobile e volare.
Sono milioni i portatori di pace-maker che girano intorno al mondo. E se l'équipe medica raccomanda di non salire in quota, come nel caso del presidente Chirac, lo fa esclusivamente per ragioni di buon senso. «Non è mai opportuno - aggiunge Ruberti - allontanarsi dall'ospedale e dai medici che conoscono la nostra situazione clinica, a maggior ragione se si è trattato di un fatto grave e magari in progress».
Nel caso di un'emorragia retinica, «se di grosse dimensioni, sarà stato sottoposto a intervento chirurgico, se piccola ma dannosa avrà causato una riduzione delle vista. In ogni caso - conclude Ruberti - non dovrebbe considerarsi un fatto grave dal punto di vista generale».