Ecco il sito internet che sgonfia le "eco-balle"

&quot;Climate monitor&quot;, con in prima fila il meteorologo Guido Guidi, offre dati e cifre. In barba ai catastrofisti. Le esperienze condivise nel mondo &quot;virtuale&quot; migliorano quello reale. Ecco perché web significa libertà: continua la serie di articoli su internet visto da destra, per evidenziare come sia possibile un altro web, in linea con i principi liberali. <strong>Di' la tua opinione nel forum
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Si chiama Climate monitor ed è un’oasi di ragionevolezza nel deserto culturale della vulgata del riscaldamento globale, una smagliatura di informazioni corrette dentro una rete che non fa altro che rimbalzare, ingigantendole, le notizie sulla eco catastrofe o sull’eco allarme del momento. A contribuire a questo sito che si diverte, anche se con piglio scientifico, ad andare controcorrente c’è in prima fila Guido Guidi, meteorologo dell’Aeronautica italiana che da anni a colpi di argomenti scientifici contesta le ecobufale sul clima. Ma non mancano altre firme ben informate. Così, andando a curiosare fra articoli e commenti si scovano alcune chicche.
A esempio un recentissimo articolo di Fabio Spina s’intitola «Desertificazione in Italia. Dati vecchi allarmi nuovi». Parte dall’allarme lanciato da molti siti e quotidiani sul clima italiano in occasione della decima conferenza internazionale della United Nations Convention to Combat Desertification. Peccato però che i dati usati siano vecchi di undici anni. Oppure una dottissima dissertazione dello stesso Guidi, intitolata «La moderna “piccola” età glaciale», sugli effetti delle radiazioni solari sul clima che ora vengono grandemente rivalutati da riviste come Nature Geocence. Alcuni giornali stranieri hanno usato queste scoperte e questi studi per fare dei bei titoloni apocalittici. Guidi invece le usa senza far troppa polemica per dimostrare che le previsioni climatiche tutte centrate sull’anidride carbonica e l’effetto serra sono lacunose e imprecise. Insomma, appena il sole pompa un po’ meno energia, il global warming va in pensione...
E se il tono degli articoli di Climate Monitor (www.climatemonitor.it) è sempre quello, ragionevole e moderato, che si addice a un sito scientifico, le posizioni sono però nette, soprattutto nel mettere i puntini sulle «i» di tutte le previsioni catastrofiste. Ecco allora la bella sezione «Una sfida all’Anthropogenic Global Warming». Lo sapevate che al centro di questa teoria ci sono gli studi di Svante Arrhenius sull’anidride carbonica in atmosfera, datati 1896? A Climate Monitor si chiedono: «Arrhenius non tenne in alcun conto la variazione della nuvolosità, e i modelli moderni sono anch’essi fortemente lacunosi su questo punto. Arrhenius in quel modello non prese in considerazione la variazioni primarie del vapor d’acqua perché non aveva dati in merito... Arrhenius non considerava i cambiamenti del sole; i modelli attuali li considerano minoritari senza dar prova che ciò sia vero. Arrhenius usava per l’atmosfera dati spettroscopici di laboratorio (i pochi esistenti), e anche oggi si fa lo stesso... Tutto ciò è o totalmente trascurato o ampiamente sottovalutato nei moderni modelli, riportandoci magicamente a condizioni tutto sommato simili a quelle di Arrhenius».
Tutte queste cose altri siti intenzionati solo a spaventarvi, ovviamente non le dicono e non danno nemmeno lo spazio di discussione e le risposte pronte che trovate su Climate monitor. Ma aver paura è più facile che mettersi a ragionare con calma con gente che mostra dati scientifici veri, mai univoci o minatori. Semmai tutti da capire...