Ecco Stanley, l’auto che viaggia da sola

Un cervello artificiale ha permesso al Suv di vincere una gara negli Stati Uniti

Dario Tripodo

da Milano

Un’auto senza pilota. Per molti resta ancora un sogno, ma è già realtà per Sebastian Thrun, esperto mondiale di robotica e direttore del Laboratorio d’intelligenza artificiale dell’Università di Stanford, in California, che ha illustrato le sue ricerche in una conferenza tenutasi alla Scuola americana di Noverasco (Milano). Nel 2005 il docente ha diretto lo sviluppo del veicolo robot «Stanley» (mezzo milione di dollari il costo del progetto) che ha vinto il Defence Advanced Project Research Agency Grand Challenge, gara di 280 chilometri attraverso il Sud Ovest degli Usa. Dieci ore a disposizione per completare il percorso ed evitarne gli ostacoli senza alcun intervento umano. «È stata la prima gara nella storia nella quale le macchine hanno dovuto prendere tutte le decisioni in modo autonomo - ha detto Thrun -; oltre alla struttura robusta, era necessario che i veicoli avessero anche una mente forte». Stanley, la cui vittoria ha fruttato all’Università di Stanford un premio di 2 milioni di dollari, è stato costruito a partire da una Volkswagen Touareg del 2004. Allo sviluppo delle componenti hardware ha collaborato una squadra d’ingegneri del Volkswagen of America Electronics Research Laboratory di Palo Alto, lo sterzo, i freni e l’acceleratore di Stanley sono stati trasformati per essere azionabili da un computer.
I programmatori di Stanford hanno progettato il cervello artificiale che ha permesso al veicolo di terminare la gara in 6 ore e 54 minuti viaggiando a una media di 40 orari. Si tratta di un sistema composto da una telecamera e da una combinazione di sensori laser posti sul tetto, da un cluster di 6 schede madri Pentium M nel bagagliaio e da un sistema Gps ad alta risoluzione. Il segreto? Dare a Stanley (giudicato il miglior robot di tutti i tempi da Wired Magazine) la capacità di distinguere la strada nell’immagine catturata dalla telecamera, acquisendo costantemente informazioni sul terreno e determinando la rotta e la velocità ideali per raggiungere la metà evitando ostacoli e tratti dissestati di strada.
Costruire un’auto intelligente, secondo Thrun, significa renderla adattabile a tutte le situazioni: «Noi non diamo ai bambini una regola per ogni circostanza. Insegniamo loro come cavarsela nelle situazioni difficili e ci affidiamo alla loro capacità di apprendimento». L’Università di Stanford ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo della robotica. I suoi laboratori sono stati fondati nel 1963 da John McCarty, lo scienziato che per primo, mezzo secolo fa, ha coniato il termine «intelligenza artificiale». «Per avere una diffusione su vasta scala di veicoli robot - secondo il docente - sono necessari due fattori principali: la diminuzione dei costi di produzione e la messa a punto di speciali linee stradali dedicate alla circolazione di auto autonome. La completa evoluzione del sistema potrà avvenire nei prossimi 30 anni».