Ecco la superbomba russa più potente di un’'atomica

Arriva dalla Russia il padre di tutte le bombe, un ordigno così potente, ancorché caricato con esplosivo convenzionale, da poter competere con una bomba nucleare, anche perché, apparentemente, l’effetto dell’esplosione è analogo: una grande palla di fuoco, seguita dalla formazione di una nube di fumo, polvere e detriti a forma di fungo.

L’annuncio della sperimentazione, coronata da successo, della superbomba, è stata fatta dal generale Alexander Ruskin, il quale ha evidenziato che l’arma russa strappa agli Usa il primato della bomba convenzionale più potente. Il nuovo ordigno, infatti, pur avendo una carica esplosiva di «appena» sette tonnellate, risulta quattro volte più potente rispetto alla equivalente bomba Moab statunitense, anche se quest’ultima sfiora le 10 tonnellate. Gli scienziati russi, però, sarebbero riusciti a sviluppare, applicando le nanotecnologie allo sviluppo e manipolazione dei componenti degli esplosivi, una miscela quattro volte più potente rispetto a quella utilizzata nella Moab.

La bomba russa con tutta probabilità è un ordigno di tipo termobarico o Fae (Fuel air explosive), la cui esplosione provoca la creazione di una sfera di gas incandescenti ad altissima temperatura, accompagnata da una devastante sovrapressione. Per ottenere questo effetto la bomba combina uno speciale esplosivo, in forma di gel o polvere e con additivi metallici, all’ossigeno atmosferico, che funge da ossidante. Dopo di che la miscela viene fatta deflagrare da un apposito innesco. I russi sono stati gli antesignani nello sviluppo ed impiego su vasta scala di armi basate su questi principi e le hanno poi largamente utilizzate in Cecenia: esistono perfino razzi termobarici individuali per attaccare piccoli bunker. Gli americani usavano armi Fae, denominate Daisy cutter, «tagliamargherite», per creare rapidamente piazzole d’atterraggio per gli elicotteri in Vietnam, polverizzando la vegetazione. Le bombe termobariche sono ideali per distruggere bunker o caverne grazie all’esplosione provocata all’interno della struttura, ma sono molto efficaci anche contro bersagli areali allo scoperto: ad esempio per «ripulire» trincee.

Bombe Fae-termobariche di prima generazione furono usate in Irak dagli Usa già nel 1991, poi ancora nel 2001 in Afghanistan e nel 2003 in Irak. L’ordigno è stato soprannominato «il padre di tutte le bombe», e non a caso: l’arma non-nucleare più potente mai sganciata finora era statunitense e Washington l’aveva definita la «madre di tutte le bombe». In realtà gli Usa hanno messo a punto nuove bombe, successive alle Moab, di cui si sa molto poco, se non che sono molto più efficaci, grandi e potenti delle precedenti. Con buona pace del generale Ruskin.