Il governo fermi le auto di Uber

Fermare la tecnologia non solo sarebbe impossibile, sarebbe anche un grave errore

Fermare la tecnologia non solo sarebbe impossibile, sarebbe anche un grave errore. Fermare invece un utilizzo sbagliato della tecnologia non solo è possibile, ma è un dovere che il Governo italiano dovrebbe compiere. Chiarendo, per esempio, una volta per tutte il caso Uber, ovvero la società che ha esportato in Italia il servizio di auto a noleggio on demand, prenotabile con una app dal telefonino. La tecnologia utilizzata da Uber non è di per sé illegale: a non rispettare le norme è l'uso che ne viene fatto, visto che in Italia le auto Ncc devono partire dalla sede del vettore e non possono sostare in giro in attesa del cliente. Il Governo oggi non ha il compito di diffondere prese di posizione con le quali ribadisce che il metodo di Uber è illegale: deve impedire che l'illegalità continui a viaggiare per le strade. Un concetto semplice che sembra tuttavia non venga compreso anche da amministratori di città metropolitane che non lesinano dichiarazioni strampalate.

Il ministro ai Trasporti deve intervenire immediatamente con un provvedimento che chiarisca quali sono le norme che regolamentano i servizi effettuati con taxi o autovetture a noleggio, definendo le regole per esercitare la professione facendo ricorso anche alle nuove tecnologie e impedendo che si traggano profitti illegittimi con le autorizzazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione.

Massima chiarezza, anche nella prospettiva di un possibile utilizzo della tecnologia nel settore dei piccoli corrieri e dei pony express. Se non agirà in questa direzione, lo Stato favorirà solo i più furbi penalizzando le categorie di operatori regolari che per lavorare hanno sostenuto investimenti. I cittadini hanno il diritto di sapere se alla guida della vettura che effettua il servizio c'è un professionista; per un'offerta di qualità nell'accoglienza turistica.

Resta da dirimere una questione, e riguarda il soggetto che può utilizzare le nuove tecnologie, e che dev'essere un'impresa o un consorzio abilitato a effettuare il servizio con propri dipendenti o soci e non con personale affittato da cooperative rumene o di altri Paesi. Così si eviterà che soggetti economici con sedi in altri Paesi possano dribblare le imposte e si metterà un freno a una sempre più allarmante delocalizzazione.

*Presidente Fai Conftrasporto, vicepresidente Confcommercio e consigliere Cnel

Commenti

buri

Lun, 23/06/2014 - 09:20

come al solito questo appello resterà lettera morta,

buri

Lun, 23/06/2014 - 09:20

come al solito questo appello resterà lettera morta,