"Belt and Road": uno spazio più ampio per la cooperazione tra Italia e Cina

I rapporti tra i due Paesi somno sempre più stretti. E la Nuova via della Seta rappresenta un'opportunità che Roma deve saper cogliere

Il presidente del Consiglio Italiano Giuseppe Conte e il presidente cinese Xi Jinping

Si è aperto ieri a Pechino il secondo Belt and Road Forum – che durerà tre giorni – per la cooperazione internazionale. Tra i partecipanti, capi di Stato e di governo di 37 Paesi, tra cui il primo ministro italiano Giuseppe Conte, il segretario generale dell'Onu, il presidente del Fondo monetario internazionale e circa 5mila ospiti stranieri che avranno modo di confrontarsi su importanti temi, come la realizzazione dello sviluppo della Nuova via della Seta, la promozione della connessione tra Stati, la ricerca di nuovi motori per la crescita e la creazione di partnership più strette.

Un mese fa, durante la visita di Stato del presidente Xi Jinping in Italia, il governo italiano ha firmato un Memorandum of Understanding (Mou) sulla cooperazione nell’ambito della “One Belt, One Road”, facendo così dell'Italia il primo paese del G7 ad aderire ufficialmente all'iniziativa della Nuova Via della Seta. Nella stessa occasione, il primo ministro Conte ha annnunciato che avrebbe partecipato alla seconda edizione del Belt and Road Forum per la cooperazione internazionale, dichiarando che la firma del Memorandum rende ancora più stretti i rapporti tra Cina e Italia: “Ci abbiamo tenuto, come governo, ad aderire alla Belt and Road Initiative perché l'Italia – anche per la posizione geografica – è il terminale naturale della Belt and Road. Quindi sarebbe stato molto curioso, al contrario, non aderire quando questa nuova infrastruttura molto articolata, molto complessa, viene quasi a cadere ai confini del nostro Paese e non partecipare a questo progetto. Questo ci darà ovviamente la possibilità di incrementare i rapporti commerciali e le nostre imprese potranno partecipare a questo progetto a vario titolo”.

Il 29 marzo scorso, Romano Prodi, ex presidente del Consiglio italiano e della Commissione europea, ha accettato di parlare ai media di Pechino mentre si trovava in Cina per partecipare al Boao Forum for Asia. Parlando della “Belt and Road”, Prodi ha affermato che Italia e Cina vantano un'amicizia di lunga data e che la Nuova via della Seta va ben oltre la semplice cooperazione tra due Paesi e il comune commercio bilaterale. Sia lui che la società italiana hanno manifestato apprezzamento e sostegno nei confronti di questa iniziativa. Nella fase di attuazione, inoltre, le due parti dovranno rafforzare gli scambi e la fiducia reciproca per costruire un progetto a lungo termine paritario e di mutuo vantaggio.

Dopo il rapido sviluppo degli ultimi due anni, la costruzione della “Belt and Road” ha rappresentato la più grande piattaforma di cooperazione economica della Cina e il prodotto pubblico più popolare lanciato nel mondo.

Il 25 aprile, inoltre, si è aperto a Pechino il Thematic Forum on “People-to-people Connectivity” della seconda edizione del Forum Internazionale per la Cooperazione della Belt and Road. Durante il Forum, Francesco Maringiò – membro del Party of Italian Communists ed esperto di quanto accade in Cina – ha affermato che oltre ad offrire al mondo un progetto cinese, l’Iniziativa “One Belt and One Road” ha fornito occasioni alle persone comuni dei Paesi occidentali di godere dei benefici portati dalla costruzione della Belt and Road. Egli inoltre spera che le persone comuni dei Paesi occidentali possano conoscere di più le opportunità create dalla Bri così da realizzare la vera comprensione tra i popoli.

L’Iniziativa “One Belt and One Road” rappresenta inoltre un'idea innovativa offerta dalla Cina per rispondere alle varie sfide mondiali, alle più pressanti domande di sviluppo e al desiderio di costituire un modello alternativo di governance. Secondo Francesco Maringiò, i Paesi occidentali hanno bisogno di prestare attenzione al nuovo punto di vista sulla questione dello sviluppo del mondo offerto dalla Bri. Egli ha poi detto che “in qualche modo, da occidentali si è obbligati a guardare il mondo da altri punti di vista e questo aiuta ad allargare l’orizzonte e a guardare al mondo, alle sue prospettive e al suo sviluppo con una prospettiva diversa.”

Mentre la partnership strategica globale viene elevata a una nuova altezza storica, diversi accademici italiani hanno espresso opinioni positive su quelle che sono le prospettive di cooperazione culturale tra Cina e Italia nel quadro dell’iniziativa della Nuova via della Seta.

L’opinione pubblica ritiene che la firma da parte di Cina e Italia del MoU sulla promozione della realizzazione congiunta dell’iniziativa “Belt and Road” simboleggi ormai la partnership strategica tra i due Paesi e che ci troviamo davanti a una nuova epoca che potrebbe permettere di sfruttare enormemente il potenziale della cooperazione tra i due Paesi. Nel 2020 i due Paesi celebreranno il 50esimo anniversario dell’allacciamento delle relazioni diplomatiche. Il presidente dell'Istituzione Bologna Musei e professore di comunicazione dell’Università di Bologna, Roberto Grandi, ritiene che l’adesione dell’Italia all’iniziativa “One Belt, One Road” sia favorevole allo sviluppo degli scambi culturali tra i due Paesi: “Credo che il progetto sia interessante e, in qualche maniera, è la continuazione di ciò che è avvenuto 49 anni fa, quando l’Italia ha riconosciuto la Cina. Infatti, il prossimo anno sono i 50 anni dei rapporti diplomatici Italia-Cina. Io credo che, da questo punto di vista, sia un’occasione per sviluppare quelle che sono le relazioni culturali – per quello che mi interessa di più – tra i nostri due Paesi”.

Indubbiamente, il secondo “Belt and Road Forum” per la cooperazione internazionale sarà un'occasione per promuovere lo sviluppo globale di alta qualità della Nuova via della Seta.

Nei sei anni dal suo lancio, l’iniziativa “Belt and Road” ha ormai raggiunto una buona situazione in cui cooperazione bilaterale, cooperazione tripartita e cooperazione multilaterale si completano e si promuovono a vicenda. Sebbene alcuni Paesi sviluppati non abbiano firmato con la Cina l'accordo di cooperazione per la “Belt and Road”, sono comunque diventati partecipanti effettivi alla realizzazione dell’iniziativa, fornendo servizi di consulenza, legali, finanziari e di altro genere per i progetti relativi e partecipando in alcuni casi direttamente alla loro realizzazione. Tale cooperazione ha migliorato gli standard e le norme di costruzione della "Belt and Road" e gettato solide basi per la cerchia di amici dell’iniziativa e per la futura costruzione di una partnership più ampia e stretta.

Il presidente Xi Jinping ha ripetutamente affermato che la "Belt and Road" nasce in Cina ma appartiene al mondo. E infatti, come dimostra la presenza di Conte a Pechino, questo progetto potrà aprire uno spazio più ampio per lo sviluppo dei due Paesi.