Fiera Milano, piano strategico: investimenti e conti in utile

Presentato il business plan 2018 - 2022, obbiettivo: ricavi in crescita e "solida generazione di cassa". Rafforzamento delle manifestazioni di proprietà e di terzi, servizi di qualità, congressi e internazionalizzazione. L'ad Fabrizio Curci: "Un modello di business ed eccellenza"

Rafforzamento del portafogli delle manifestazioni sia di proprietà che di terzi, sviluppo e valorizzazione dei servizi e del business congressuale, strategia di internazionalizzazione con la previsione di un forte aumento dei risultati e una “solida generazione di cassa”: sono questi i pilastri - e gli obbiettivi - del piano strategico quinquennale 2018 - 2022 del Gruppo Fiera Milano presentato nella sede di Borsa Italiana dall’amministratore delegato e direttore generale Fabrizio Curci. Piano industriale in cui vengono indicati target precisi: Ebitda annuo medio fra 28 e 32 milioni di euro, utile netto annuo per tutto il quinquennio indipendentemente dalla stagionalità del business fieristico, posizione finanziaria netta positiva per 70-90 milioni di euro a fine piano con ricavi in crescita a 260 - 280 milioni di euro all’anno rispetto a 247 milioni medi annui realizzati nel quinquennio 2013-2017.

“Il nostro piano si basa sulla solidità del nostro modello di business, sulle caratteristiche di eccellenza di Fiera Milano, ulteriormente rafforzate dagli investimenti sui quartieri, oltre che sull’attrattività di Milano e la sua internazionalità - ha detto Fabrizio Curci -. Ci focalizzeremo sulla crescita organica delle manifestazioni, su una maggiore penetrazione dei servizi e sull’efficientamento dei costi. Altro punto fondamentale del piano è la valorizzazione delle nostre risorse umane, elemento indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. La generazione di cassa e il consolidamento finanziario ci consentiranno di valutare le opportunità di ulteriore crescita che si presenteranno sul mercato”. Curci ha sottolineato anche come i risultati che Fiera Milano sta conseguendo siano “tutti in miglioramento, anche oltre le nostre aspettative" e che se è “importante l'andamento economico generale” è anche vero che tutte le nostre manifestazioni stanno andando molto bene". "Ed è in corso un consolidamento tra grandi player, l'industria si sta concentrando e dobbiamo tenerne conto. La capacità di M&A che c'è, l'alta liquidità, accelerano il processo e noi dobbiamo guardare con molta attenzione, lavorando con intelligenza. In Italia il mercato è frammentato con top 5 che catalizzano e il 43% della quota di mercato, contro il 64% della Germania".

Scenario che ha come motore gli investimenti di Fondazione Fiera Milano per 100 milioni di euro: 30 già investiti (in particolare con l’acquisizione dei parcheggi del quartiere fieristico) e 70 milioni previsti per il periodo 2018-2020. "Dobbiamo tenere lo standard talmente alto da mantenere la distanza dai concorrenti. Le nostre manifestazioni come Host, la mostra internazionale dell'ospitalità professionale leader mondiale del settore, TuttoFood (alimentare) e Homi (lifestyle e interior design) devono crescere ancora e hanno margine per farlo, sono strategicamente le più rilevanti e su queste investiremo", ha detto Curci, ricordando che la società "deve partire da quello che sa fare bene, capitalizzando e massimizzando quello".
In particolare, il gruppo punterà su Milano: "La città ha aumentato il proprio appeal nei confronti degli investitori internazionali, Expo 2015 ha generato 4 miliardi di investimenti nelle infrastrutture, e noi dobbiamo cavalcare questo trend, la città porta ricchezza al Paese e questa è un'ottima opportunità tenendo conto che Fiera Milano è al centro di un’area altamente infrastrutturata ed è servita dall’alta velocità ferroviaria, autostrade, metropolitana e aeroporti” che, assieme all’ attrattività internazionale di Milano nel fanno un unicum. Il Gruppo si pone così l'obiettivo di attrarre nuove fiere leader nei settori di riferimento, grandi congressi internazionali perché MiCo è secondo in Europa dopo il Palais des Congrès di Parigi, fornendo supporto agli organizzatori nello sviluppo delle manifestazioni.

Per questo Fiera avrà un quartiere espositivo e un centro congressuale - il MiCo - sempre più funzionali e si è data una nuova struttura organizzativa con un rafforzamento del marketing, una sempre maggiore focalizzazione verso le esigenze dei clienti. La valorizzazione qualitativa dei servizi prevede una maggiore penetrazione degli allestimenti, l'offerta di servizi Smart District e lo sviluppo delle attività media come content hub per tutto il ciclo di vita degli eventi.

Fiera Milano punta con decisione - ma con realismo - all'internazionalizzazione anche attraverso partnership con i protagonisti esteri, esportando modelli che già funzionano bene in Italia. "Abbiamo recuperato, anche in tempi abbastanza rapidi, redditività in Sudafrica e lanciato un piano di ristrutturazione in Brasile, siamo in Cina con una joint venture che sta andando bene - ha aggiunto Curci -. Dobbiamo cercare opportunità dove ci sono tramite la geo-clonazione di modelli che funzionano, ovvero portando all'estero prodotti che già hanno valore in Italia". Con un’attenzione particolare rivolta agli Stati Uniti e alla Cina, ma in ogni caso senza “ sperperare soldi perché l’attività di espansione la vedo più commerciale che societaria, cosa che mi garantisce anche snellezza delle operazioni”. “Andare all'estero è un'esigenza, non se ne può fare a meno, ma è il come lo si fa che fa la differenza. Le partnership possono essere la formula migliore, aiutano a minimizzare le perdite in caso di errore e l'investimento iniziale, puntando a un roll out graduale, partendo dal locale e arrivando all'internazionale".

Questo in un contesto di miglioramento dell'economia, anche Italiana: "L'outlook macroeconomico è stabile e l'andamento del Pil è una buona cartina al tornasole del mercato fieristico. La produzione industriale si sta riprendendo in modo graduale, con un consolidamento della crescita delle esportazioni in settore chiave", ha spiegato il direttore finanziario Marco Pacini ricordando come il piano preveda in generale un importante taglio dei costi, “aggredendoli mano mano che scadono i contratti”.

"Siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo sentito. Mi piacciono la pragmaticità, la concretezza, i riferimenti all'importanza che Fiera Milano ha non solo per Milano ma anche per tutta l'industria italiana - ha commentato Giovanni Gorno Tempini, presidente di Fondazione Fiera Milano che possiede la maggioranza della società con quasi i 64%-. Milano deve essere leader al mondo in settore come quello fieristico e congressuale dove la competizione è altissima”.