Gentiloni: "La qualità dell'Italia è al Salone del Mobile"

L'edizione 2018 della più importante manifestazione di design del mondo inaugurata in Fiera Milano dal presidente del Consiglio. Folla di visitatori nei padiglioni

“Buon design”, la grande scritta bianca su sfondo rosso che campeggia nel cuore del Salone del Mobile.Milano è qualcosa di più di un invito perché sottolinea la partenza con il botto della prima giornata di apertura della manifestazione che va avanti in Fiera Milano fino a domenica 27 aprile. Padiglioni dei “Saloni” invasi da visitatori di tutto il mondo senza soluzione di continuità fanno già parlare di “carica dei 400mila” che tra Fiera ed eventi della Design Week in città fanno di Milano il “mondo del design”. Con una notazione sulla qualità dei prodotti di arredo, complementi, bagni, cucine (con tanto di novità hi-tech per gli elettrodomestici) e nelle idee dei giovani designer del SaloneSatellite.

Qualità che ha come protagoniste le aziende del made in Italy ma anche di quelle straniere che espongono, esaltata dalla “messa in scena” dei prodotti con allestimenti di alto livello, vere scenografie dello stile dell’abitare, della scelta e dell’uso dei materiali, del design curatissimo. Così, parlare di “vetrina” diventa riduttivo perché il Salone del Mobile è un motore che ha messo il turbo alle imprese e ha alzato il livello di competitività, innovazione, sfida sui mercati internazionali facendo sistema con Milano. Senso vero di una leadership indiscussa fatta di qualità e creatività.
Valori sottolineati durante l’inaugurazione con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni - ed è stata la seconda al Salone - che ha tagliato il nastro con la presidente del Senato Elisabetta Casellati, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il presidente del Salone del Mobile Claudio Luti con il presidente di FederlegnoArredo Emanuele Orsini, il presidente di Fondazione Fiera Milano Giovanni Gorno Tempini e l’amministratore delegato di Fiera Milano Fabrizio Curci a fare gli onori di casa.

E l’inaugurazione è stata l’occasione per affrontare i temi caldi del settore, dell’economia, della politica del post elezioni. “Credo sia davvero un'emozione tornare al Salone perché, sia per ciò che succede qui in fiera sia per quello che succede a Milano - ha detto il premier Paolo Gentiloni -. È un’esperienza straordinaria, forse unica, che mi sembra cresca di anno in anno. E non parlo per scaramanzia, ma posso dire che ci sono tutte le condizioni perché quest'anno abbia un successo non inferiore e forse anche superiore agli anni precedenti, dove l'Italia mostra le sue qualità. Il Governo ha fatto misure per cercare di incoraggiare e sostenere il made in Italy, con 524 milioni per l'export, di cui 400 per il Piano di rafforzamento del Made in Italy - ha ricordato -. E nel 2017 abbiamo avuto un record storico nell'export con il 7,4% in più rispetto all'anno precedente. Sono cifre di cui tutti dobbiamo essere orgogliosi".
"L'Italia ha fatto una strada importante in questi anni, deve continuare e non può permettersi di andare fuori strada. Serve - ha ammonito Gentiloni - la responsabilità politica da parte di chi governerà ma serve anche la responsabilità da parte di tutti, anche delle imprese e delle forze sociali". Il premier ha anche aggiunto come nessun governo, compreso quello che verrà, debba tenere alta la guarda sui territori e sui distretti produttivi come quelli delle marche colpiti dal terremoto.

Il legame tra il Salone del Mobile e Milano è sempre più stretto, “ed è una rapporto speciale - ha detto Claudio Luti - che quest’anno trova la sua migliore espressione nel Manifesto lanciato dal Salone del Mobile”. Un programma che mette Milano al centro dove il Salone del Mobile “affonda le proprie radici”, e sottolinea “i punti di forza e di interconnessione dell’evento con la città” rafforzando il processo di internazionalizzazione in atto che vede il design attore e protagonista di questa sfida”. Luti ha lanciato un messaggio alla politica: “Alla nostre aziende serve la capacità di poter programmare perché l’export richiede azioni a lungo termine, non dobbiamo smontare quello che abbiamo ottenuto”.

"Milano senza Salone perderebbe un pezzo importante di quello che è. Qualcuno, anche a livello internazionale cerca di portarcelo via - ha infatti aggiunto Giuseppe Sala - ma Milano è il Salone e sono uniti più che mai. Forse non è ancora la città più bella del mondo, lo diventerà, ma bisogna riflettere sul fatto che è assoluta leader mondiale della creatività. Nessuno come Milano è in grado di esprimere creatività. Questa sta permeando tutte le attività della città" ha sottolineato il sindaco che, ricordando come siano attesi almeno 400mila visitatori e siano stati chiesti 500 spazi pubblici in città”, ha auspicato il "coinvolgiamo tutti, sempre di più".

"La Lombardia è terra di creatività, ma è anche la terra dove il lavoro è visto quasi come una religione. Per questo la Lombardia non può che fare squadra con queste iniziative e non può che contribuire con le politiche che sono state già prese verso l'innovazione, la ricerca, l'internazionalizzazione e soprattutto verso la sburocratizzazione". Un tema, questo, sul quale "tutti gli imprenditori ci hanno chiesto di fare un passo avanti" ha rimarcato il presidente della Lombardia Attilio Fontana. Mentre per il presidente del Senato il presidente del Senato Elisabetta Casellati, “la sinergia di intelligenze, abilità, esperienze è la dimostrazione tangibile di come l'Italia ancora oggi, più di ieri, possa farcela”. “L’ampiezza di questa manifestazione testimonia la capacità di trasformare il sapere, in cultura del saper fare. Il nostro Paese - ha detto - si riscopre centro che attrae da tutto il mondo le migliori avanguardie, perché sa essere una comunità di donne e uomini, capaci di salvaguardare le tradizioni del passato anche attraverso l'innovazione e la forza di disegnare il futuro. In Italia esistono vere e proprie "scuole" di arti e mestieri che hanno trasmesso fino ai giorni nostri il valore dell'impresa e del lavoro come fondamenti per la stessa coesione sociale. Vi è una parola che più di altre sintetizza il percorso ideale della Fiera: interazione".

I temi economici sono stati affrontati anche dal presidente di Confindustria e dal quello di FederlegnoArredo. "Speriamo che prevalga il buonsenso e che quanto prima il Paese possa avere un governo - ha avvertito Vincenzo Boccia - perché di fronte abbiamo una serie di appuntamenti importanti, non ultime le prossime elezioni europee". E "non vorrei che per scambiare qualche decimale di flessibilità si perdano delle posizioni. Occorre ripartire dal lavoro, dai giovani, dalle infrastrutture e dall'Europa. Siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, ad alta vocazione di export e quindi ogni blocco, ogni dazio e ogni sanzione blocca le nostre potenzialità”. Boccia ha poi richiamato l’importanza dei valori contenuti nel Manifesto del Salone del Mobile.

"Il legame con il territorio è uno dei cardini della nostra filiera e ha reso possibile la nascita del made in Italy come oggi lo conosciamo e come ci viene universalmente riconosciuto. Il Salone del Mobile è la celebrazione di questa storia, ed è il migliore indicatore del posizionamento dell’Italia nel campo del design inteso come cultura del progetto, in cui la contaminazione reciproca tra mondi diversi si alimenta e attrae investimenti”, ha detto Emanuele Orsini -. L’energia di sistema che ad aprile si sprigiona in tutta la città nasce da un motore propulsivo che funziona tutto l’anno a pieno regime. Le nostre aziende affrontano la settimana più importante dell’anno con dinamismo: il comparto ha chiuso il 2017 con un fatturato complessivo di 41,5 miliardi di euro, in crescita del 2%. Se il sistema manifatturiero del legno-arredo conferma il suo primato è perché è riuscito a mantenere in Italia il Dna della sua creatività, tramandata di generazione in generazione, che ha consentito di non disperdere il patrimonio di idee che ci differenzia dai competitor europei e ci proietta oltre confine. E non dobbiamo dimenticare che il bonus mobili ha generato 1,8 miliardi di euro”.
Anche Orsini ha toccato il tema dei dazi: “Siamo preoccupati, da 15 anni abbiamo investito molto in Russia, a Mosca ed è logico che le condizioni geopolitiche ci mettano in attenzione. Per noi la Russia è uno sbocco importante ed è l'unico Paese dove abbiamo perso il 2,2%. Abbiamo bisogno di un' Europa che riesca a dialogare".