«Egitto. Tesori sommersi» Una mostra unica alla Reggia di Venaria

Ci voleva il contorno spettacolare della reggia di Venaria Reale per ospitare la tappa italiana di una mostra davvero unica: «Egitto. Tesori sommersi». La rassegna che aprirà i battenti il 7 febbraio a Torino è curata da Franck Goddio, con l’allestimento di Robert Wilson, mentre le musiche e l’ambientazione sonora portano la firma di Laurie Anderson. I pubblico potrà ammirare oltre 500 reperti provenienti da Alessandria, Heracleion e Canopo, antichissime città della zona del delta del Nilo, che nei primi secoli dell’Era cristiana sprofondarono sei metri sotto il livello del Mediterraneo. Questi reperti consentono di gettare uno sguardo su 1.500 anni di storia dell’antico Egitto che comprendono i periodi delle ultime dinastie faraoniche, le epoche dei Tolomei, dei Romani, dei Bizantini e l’inizio della conquista islamica. In molti casi le opere rappresentano testimonianze uniche della cultura egizia.
È il caso di un «naos» con l’iscrizione del calendario. Dalle acque del Mediterraneo sono anche emerse le soluzioni di antichi misteri come nel caso di Heracleion e Thonis, che si è attestato essere la denominazione in greco e in egizio della stessa città. L’esposizione che è già stata visitata da circadue milioni di visitatori nelle precedenti rassegne di Berlino, Parigi, Bonn e Madrid, si inserisce all’interno dell’ampio calendario di eventi culturali del 2009 che vedono l’Egitto protagonista a Torino dove sarà anche l’ospite d’onore della Fiera del libro.
«Egitto. Tesori sommersi» è allestita all’interno della Citroniera e della Scuderia Grande della Venaria Reale: imponenti spazi juvarriani utilizzati insieme per la prima volta. La rassegna permette al visitatore di gettare uno sguardo su un particolare periodo storico dell’Antico Egitto e su una parte della sua splendida civiltà. I nomi di Canopo, Heracleion e Thonis evocano immagini di straordinaria opulenza negli scritti degli storici, ma nessun archeologo le aveva mai individuate. I loro tesori sono rimasti per secoli sepolti nella sabbia del Mediterraneo al largo di Alessandria, rinchiusi come in uno scrigno nel limo trasportato dal Nilo nella baia di Abuqir. Solo a partire dal 1992 si comprese che nell’VIII secolo d.C. una parte della costa era sprofondata celando per secoli le vestigia di quella parte dell’Egitto che venne a contatto con le civiltà greca, romana, bizantina, prima della comparsa sulla scena egiziana dei nuovi conquistatori arabi. Statue di divinità e sfingi con le fattezze di re e regine, steli, offerte e oggetti liturgici, ceramiche, gioielli e monete, oggetti della vita quotidiana, bardature di guerrieri e altro ancora riportano alla vita, alla cultura e alle credenze degli egiziani di un’epoca per molti versi ancora permeata di affascinanti misteri. I reperti sono stati studiati da squadre di archeologi e storici con il supporto delle conoscenze messe a disposizione da Jean Yoyotte, professore onorario presso il College de France e prestigioso egittologo che nei ritrovamenti ha visto la conferma di molte, sue, ipotesi.
«Egitto. Tesori sommersi» racconta anche la straordinaria avventura di un gruppo di archeologi subacquei che grazie a un appassionante lavoro ha individuato i siti di scavo sotto le acque della costa egiziana.