Elena Canino, signora delle buone maniere

Nella scuderia di giornaliste-scrittrici di quel geniale scopritore di talenti (anche) femminili che fu Leo Longanesi, ben figura Elena Canino. Il suo libro La vera signora. Guida pratica di belle maniere, rivaleggia con successo con il raffinato galateo di Irene Brin. La casa editrice Longanesi lo pubblicò nel 1952 ed oggi la prima edizione con le due tazzine di caffè in copertina si trova sul mercato antiquario a 90 euro. Nel 2005 è stato ristampato dalla casa editrice Le Lettere (con la prefazione di Lucetta Scaraffia) insieme con Clotilde fra le due guerre, delizioso romanzo autobiografico di una donna borghese tra fascismo e rinata democrazia. È una sorta di diario, scritto mentre l’autrice si trovava a Capri, sfollata da Napoli per via della guerra, in cui con vivacità ma senza faciloneria di giudizio racconta la storia di una famiglia della borghesia italiana. Presentata a Longanesi da Giovanni Ansaldo, Elena Canino diventerà collaboratrice a lungo del Borghese, il settimanale nato dopo la guerra dalle ceneri di Omnibus. La parola «borghese» è un po’ la cifra stilistica di Elena Canino: Napoli borghese è un garbato e mai retorico ritratto della città partenopea. Incantevoli gli insegnamenti di «buone maniere» di madame Canino, tutti giocati su una garbata ironia, con uno sguardo, rispetto a quello di Irene Brin (di cui era maggiore di sedici anni) più ottocentesco, meno pungente, più garbatamente rétro. Vita intensa ma breve, quella di Elena Canino: era nata a Roma il 9 maggio 1898, figlia di un alto funzionario di Stato. Seguì gli spostamenti della famiglia e a Napoli conobbe e sposò l’architetto Marcello Canino. Iniziò negli anni Trenta come traduttrice fino ad arrivare al successo con Clotilde fra le due guerre. Morì a soli 41 anni nel 1958, per il solito male maledetto. Irene Brin sarebbe morta undici anni dopo.