"Le elezioni di giugno non sono state legittime"

Il presidente Meta: "Solo la Corte costituzionale può contestare un mio decreto, non il premier"

da Durazzo

Il tratto di strada che separa Tirana da Gjiri i Lalzit, rinomata località balneare pochi chilometri a nord di Durazzo, lambisce la campagna albanese dove sporadici insediamenti urbani si alternano alla vegetazione mediterranea. In un resort di recente costruzione, simbolo dello sviluppo dell'Albania negli ultimi anni e delle nuove opportunità offerte dal turismo, in compagnia di Steven Delvina, discendente di una delle più antiche famiglie albanesi e del portavoce Tedi Blushi, ci accoglie il presidente della Repubblica Ilir Meta in un contesto informale e con una disponibilità al dialogo rara per un capo di Stato che accresce la sua decennale esperienza politica e autorevolezza. Meta sta vivendo il momento più complicato da quando è stato eletto presidente nel 2017, lo scontro istituzionale con il primo ministro Edi Rama ha raggiunto l'apice a giugno quando, nonostante la decisione del presidente di rinviare le elezioni amministrative con un decreto, il governo ha deciso di effettuarle senza i partiti di opposizione scatenando numerose proteste e solo il 23% degli elettori si è recato alle urne. Ascoltando le dichiarazioni di Meta sembrerebbe di parlare con un leader sovranista, invece proviene da una tradizione socialdemocratica e il partito che ha fondato nel 2004 si chiama Movimento Socialista per l'Integrazione (intesa in senso europeo), quando glielo facciamo notare la risposta è tanto scontata quanto incisiva: «Tutelo solo gli interessi dell'Albania e degli albanesi».

Presidente, dopo la sua decisione di rinviare le elezioni amministrative del 30 giugno e la scelta del governo di effettuarle, come sono cambiati i rapporti tra lei e il premier Edi Rama?

«Se non avessi emesso il decreto per rinviare le elezioni al 13 ottobre, una data non casuale perché il 18 ottobre si discute il processo di adesione dell'Albania e della Macedonia del Nord all'unione europea, sarebbe stato inevitabile uno scontro tra le due fazioni politiche. Mentre io ho agito secondo la Costituzione, la responsabilità del primo ministro è stata quella di non aver capito che le elezioni svolte con queste modalità erano un problema per i negoziati. Le elezioni di giugno non sono state né costituzionali, né legali, né legittime, solo la corte costituzionale può contestare il decreto del presidente, peccato che la sua attività sia sospesa per volontà di Rama. Per comprendere l'irregolarità, basti pensare che in tutte sessantuno le municipalità in cui si votava hanno vinto i socialisti perché privi di opposizione come durante il regime comunista».

Dice sul serio?

«Le dirò di più: non solo il partito del premier ha eletto la totalità dei sindaci ma anche i membri dei consigli comunali compresa la città di Tirana. L'affluenza, annunciata dopo più di venti giorni, ufficialmente è stata del 23% ma in realtà perfino inferiore».

Poche settimane prima delle elezioni di giugno, il giornale tedesco «Bild» ha pubblicato una serie di intercettazioni a politici del partito socialista, membri della polizia e della criminalità organizzata da cui emerge un sistema di corruzione inquietante, cosa ne pensa di questa vicenda?

«È inaccettabile che negli anni passati non siano state fatte indagini approfondite su queste vicende, è uno dei peggiori casi di funzionamento dello stato di diritto, svolgere elezioni regolari è la soluzione per risolvere questi problemi. Servono inoltre misure forti per debellare il problema della droga, i guadagni derivanti dal narcotraffico sono molto più alti in Albania rapportati alle dimensioni della nostra economia rispetto a nazioni più grandi come l'Italia o la Germania».

Hanno fatto scalpore alcune sue dichiarazioni in cui denunciava l'influenza di Soros in Albania, qual è il rapporto tra Open Society e la riforma del sistema giuridico albanese?

«Siamo una piccola nazione e dobbiamo stare attenti in un'epoca di globalizzazione come quella attuale a preservare i valori alla base dell'Albania a partire dalla nostra identità. Dobbiamo tutelare i nostri interessi nazionali senza finire nelle mani di player internazionali privati. Non sono un populista ma un realista che vuole proteggere l'Albania».

Come procede il progetto di adesione dell'Albania all'Unione europea?

«Ritengo necessaria la nostra entrata nell'Ue anche se a oggi i progressi non sono molto incoraggianti. Ciò che mi preoccupa di più è la forte emigrazione giovanile, è necessario creare prospettive future per i giovani. Ogni anno decine di migliaia di persone lasciano il nostro paese, se continuiamo così andremo incontro a uno spopolamento simile a quello degli anni Novanta dopo la caduta del comunismo, se ai tempi era comprensibile, ora è inaccettabile perché servono risposte efficaci dalla politica».

Osservando la crisi di governo in Italia, secondo lei Pd e M5S formeranno un nuovo esecutivo?

«Seguo l'evolversi della crisi di governo con attenzione perché la stabilità dell'Italia è importante per l'Albania, le nostre nazioni sono legate culturalmente, socialmente ed economicamente, gran parte dell'export albanese è verso l'Italia e quasi mezzo milione di albanesi vivono nel vostro Paese».