ENGLANDER Il «reaparecido»

Dopo otto anni di silenzio torna l’autore di «Per alleviare insopportabili impulsi»

Appena un anno fa, Nathan Englander risciacquava nel mare di Capri il suo romanzo. Era ospite di una rassegna letteraria curata da Antonio Monda, il critico letterario italiano di nascita e newyorkese d’adozione. Sorrideva, Englander, ma in mezzo ai suoi colleghi scrittori americani sembrava un po’ preoccupato: doveva più che dimezzare le 700 pagine partorite in otto anni di lavoro.
Il bivio è di quelli importanti. Per giudizio unanime della critica e per sentenza del mercato, Englander è diventato un classico in virtù di un singolo libro di racconti. Solo a David Leavitt era accaduta una cosa del genere, con Ballo in famiglia. Ma erano gli anni Ottanta. Per Nathan, invece, tutto accade con l’uscita di Per alleviare insopportabili impulsi (tradotto in italiano da Einaudi), una raccolta pubblicata nel 1999, a ventotto anni.
La storia inizia più o meno quindici anni fa. Nathan, abbandona la chiusa realtà della comunità ebrea ortodossa di Long Island e si trasferisce in Iowa per seguire un workshop di scrittura. Lì conosce il direttore della rivista Story, che gli pubblica i primi racconti. Ma l’incontro determinante è quello con l’agente Nicole Aragi, da cui ottiene un contratto con l’editore Knopf: 350 mila dollari, l’anticipo più alto mai pagato a uno scrittore sconosciuto per un libro di racconti.
L’editore non se ne pentirà. Quello di Englander, infatti, è il più folgorante debutto letterario dell’ultimo decennio. I suoi racconti, esilaranti, sorprendenti e pieni di dolore, stregano pubblico e critica. C’è chi lo saluta come l’erede della grande tradizione ebraico-americana di Isaac Bashevis Singer, Philip Roth e Saul Bellow e chi nelle sue storie rivede invece il gusto dell’ironia e dell’assurdo di Gogol’. Confronti simili farebbero tremare le vene ai polsi di chiunque e giustificano qualsiasi «blocco dello scrittore».
Passano così otto da anni da quando la stella di Englander è esplosa nel firmamento della letteratura americana. Tanto ci vuole perché il ragazzo prodigio partorisca il nuovo libro. Naturale che la prova del fuoco del primo romanzo lo angosci e non gli faccia godere appieno la vacanza caprese. Dopo un anno, il dado è tratto. Da poche settimane il romanzo, A Ministry of Special Cases, è nelle librerie americane e ogni giorno che passa ottiene una nuova recensione lusinghiera. Nathan può tirare un sospiro di sollievo: non corre più il rischio di diventare una promessa mancata. Con il titolo Il ministero dei casi speciali il romanzo uscirà anche in Italia, a settembre, per Mondadori e l’autore andrà al Festivaletteratura di Mantova per presentarlo.
L’ambientazione è strana, soprattutto per un autore che ha vissuto tra New York e Gerusalemme. Siamo nell’Argentina degli anni Settanta. Pato Poznan, figlio di Kaddish, un ebreo che per lavoro cancella il nome dalle tombe di antenati poco raccomandabili di ricchi ebrei, scompare nelle carceri del regime e i genitori fanno di tutto per ritrovarlo. L’ispirazione - ha raccontato Englander - nasce da un viaggio fatto in Argentina nel 1991 e dall’ossessione della ricerca senza fine dei desaparecidos. Englander scopre nell’esperienza argentina qualcosa molto simile a ciò che ha visto in Israele: il tentativo da parte dei parenti delle vittime di attentati di trovare almeno una parte del corpo dei loro cari. La necessità delle famiglie israeliane di trovare almeno un osso, una piccola parte del corpo dei parenti uccisi fa - nella mente dello scrittore - il paio con l’instancabile ricerca dei parenti delle persone scomparse in Argentina durante la dittatura militare.
Ma non aspettatevi un libro politico. La dittatura argentina non ha nulla di reale, nel libro. È solo lo sfondo per i ritratti allo stesso tempo tragici e comici dei suoi personaggi, ancora una volta ebrei.