Eni, impegno concreto per l'energia pulita Il futuro è già presente

Il gruppo punta a diventare un'azienda «eco» integrata. Il punto al G7 Ambiente

Onofrio Lopez

La necessità di ridurre le emissioni di gas serra, testimoniata ancora una volta dal G7 dell'Ambiente di Bologna, può diventare una grande occasione di crescita tecnologica e di business. È questa la sfida che Eni ha accettato per cogliere nuove opportunità con l'obiettivo finale di trasformarsi da Oil & Gas Company a Energy Company, cioè diventare un'azienda energetica pienamente integrata. A questo scopo il gruppo del Cane a sei zampe ha definito una strategia integrata di lungo termine che coniuga solidità finanziaria e sostenibilità del business, fondata su tre linee guida: un percorso di decarbonizzazione sancito dall'accordo Cop21 di Parigi, un modello operativo che minimizza i rischi e gli impatti ambientali e sociali, un modello di cooperazione con i Paesi ospitanti.

«È fondamentale prendersi chiari impegni per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione ed Eni lo ha fatto delineando una strategia che si basa sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica e l'aumento dell'efficienza energetica di tutte le attività, sul consolidamento di un portafoglio low carbon e la promozione dell'utilizzo del gas, sullo sviluppo delle rinnovabili», ha dichiarato l'ad del gruppo, Claudio Descalzi. In particolare, il piano di riduzione delle emissioni serra nel 2016 ha determinato un decremento dell'indice emissivo della produzione di idrocarburi del 9% con l'obiettivo di raggiungere nel 2025 il -43% rispetto al 2014.

Il secondo pilastro della strategia è lo sviluppo di nuovi sistemi per rendere più sostenibile il gas naturale, fonte energetica decisiva nella transizione verso le rinnovabili e ponte verso un futuro low carbon. Da un lato Eni si è attivata per aumentare la resa economica nei processi di trattamento e conversione del gas. Dall'altro lato, è stata dedicata la massima attenzione ai processi di conversione del gas in prodotti liquidi, in particolare per ottenere metanolo, commodity utilizzabile come carburante e materia prima per l'industria chimica.

Infine, sono stati sviluppati progetti, sia in Italia sia all'estero, per installare una capacità da rinnovabili pari a 463 megawatt entro il 2020. La dedizione al modello low carbon è testimoniata dalla creazione nel 2015 della nuova direzione Energy Solutions, alle dirette dipendenze dell'amministratore delegato, con la missione di affiancare e integrare le fonti energetiche tradizionali con la produzione di energia da fonti rinnovabili, attraverso progetti redditizi su scala industriale. A tutto questo si aggiungono iniziative importante come la riconversione della raffineria di Venezia in una bioraffineria in grado di trasformare materie prime di origine biologica in biocarburanti di alta qualità.

L'impegno per la mobilità sostenibile non si limita alla produzione di carburanti di componente rinnovabile, masi affianca al car sharing con Enjoy e all'utilizzo del gas naturale liquefatto sul traffico pesante su strada e marittimo. Ogni giorno cento persone lavorano al Centro di ricerca per le energie rinnovabili e l'ambiente di Eni per individuare nuove tecnologie nel campo delle fonti non convenzionali, come solare e biomasse.

La strategia di decarbonizzazione ha consentito a Eni di essere l'unica major nella «A List» del Carbon disclosure project che è il riferimento per gli investitori nella valutazione della strategia sul cambiamento climatico. Il Cane a sei zampe è stato una delle cinque società fondatrici dell'Ogci (Oil and Gas Climate Initiative), un'iniziativa volta ad accelerare lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni. Nel 2016 Eni ha contribuito alla costituzione dell'Ogci Climate Investment, un veicolo societario attraverso il quale verrà investito fino a un miliardo di dollari in 10 anni per lo sviluppo di tecnologie low carbon. Ogni nuova operazione, infatti, è sottoposta ad una valutazione integrata degli impatti ambientali. Un esempio di questa attenzione nei confronti dell'ambiente è la prevenzione dei potenziali fenomeni di spill nelle aree glaciali, limitando la produzione in Artico alle sole no ice zone. Perché l'ambiente è un patrimonio di tutti.