Eni spinge sulle rinnovabili Scommessa da 1,2 miliardi

Obiettivo ridurre le emissioni di C02. Nuovi sistemi di accumulo di energia solare per famiglie e imprese

Onofrio Lopez

Promuovere la transizione energetica verso un futuro low-carbon attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili. Questa è la mission che Eni si è data con il piano 2018-2021 che prevede 1,2 miliardi di investimenti in Italia in questo settore. L'obiettivo di produrre energia a ridotte emissioni di anidride carbonica si raggiunge attraverso la ricerca di tecnologie sempre più efficienti, un impegno che viene portato avanti quotidianamente da 35 anni.

Produrre energia dal sole, dalle maree, dal vento o anche dagli scarti agricoli è sicuramente una scelta ecocompatibile, ma pone un problema di rilevante portata ma semplice da spiegare. Dell'energia abbiamo sempre bisogno ma il sole brilla solo di giorno, le maree seguono la rotazione lunare e il vento dipende dalle variazioni della pressione atmosferica. Gli impianti green sono in grado di accumulare e conservare l'energia che non viene utilizzata. Quelli connessi alla rete elettrica, invece, si limitano a trasmettere alla rete stessa l'energia in eccesso per «riprenderla» in caso di necessità. I gestori delle reti elettriche utilizzano il medesimo procedimento. L'energia elettrica in eccesso viene accumulata come energia idraulica: si usa la corrente che avanza per pompare acqua dal mare o da qualche lago a bassa quota e portarla ad alta quota. Se c'è bisogno di energia, si riporta giù l'acqua facendola precipitare lungo una condotta verso una turbina che genera nuovamente energia elettrica. I picchi della domanda di energia talvolta richiedono l'acquisto di elettricità dall'estero o la riattivazione delle centrali termoelettriche che bruciano combustibili fossili e dunque sono inquinano di più. Il Cane a sei zampe, perciò, ha deciso di concentrarsi sui sistemi di accumulo di scala medio alta, applicabili per garantire la continuità energetica a impianti domestici o per impianti più grandi. Si tratta di immagazzinare l'energia prodotta da un impianto a celle solari o eolico e renderla disponibile anche nei periodi in cui il sole non alimenta i pannelli o il vento non muove le pale.

Eni sta sviluppando batterie a flusso, accumulatori che possono essere dimensionati a piacere. Questa tecnologia è tra le più promettenti sia per il livello di sviluppo attuale (esistono già installazioni industriali), ma anche perché la ricerca è in continua evoluzione. Le batterie a flusso danno la possibilità di separare la componente di potenza (cella) dalla componente di accumulo dell'energia (serbatoi). Questo disaccoppiamento permette di eliminare il fenomeno dell'autoscarica e offre la possibilità di costruire batterie su misura per le esigenze di potenza e di accumulo che si desiderano. I primi prototipi, basati ciascuno su una diversa coppia elettrolitica, sono già in costruzione presso il Centro ricerche Eni per le Energie rinnovabili e l'ambiente di Novara. Sono state raggiunte elevate efficienze e i modelli realizzati permettono numerosi cicli di carica e scarica senza deteriorarsi. È in progetto un primo sistema di batterie a flusso che verrà installato presso il centro ricerche di Novara e collegato a un impianto fotovoltaico per testare la possibilità di rendere siti remoti indipendenti dalla rete elettrica.

Ma come funzionano questi accumulatori? Si tratta di una cella elettrochimica collegata a due serbatoi contenenti due diversi elettroliti disciolti in soluzione. Nella cella, gli elettroliti vengono a contatto attraverso una speciale barriera semipermeabile dove avviene una reazione di ossidoriduzione. Questa trasforma l'energia chimica immagazzinata nei due fluidi in energia elettrica che può essere portata fuori dalla cella ed utilizzata. In presenza di una fonte rinnovabile (ad esempio un impianto fotovoltaico in una bella giornata di Sole) l'energia elettrica prodotta viene convogliata nella cella elettrochimica e viene utilizzata per fare avvenire la stessa reazione di ossidoriduzione, ma in senso inverso. Così i due fluidi possono tornare a immagazzinare energia chimica pronta all'uso. Il successo di queste ricerche è fondamentale per lo sviluppo delle energie rinnovabili in quanto, rendendole più economiche e convenienti, garantirà un futuro low-carbon.