Ennio Flaiano, vita e opere di «un marziano in Italia»

Nel centenario della nascita del grande pescarese libri e iniziative per celebrare il suo genio amaro

Il 2010 è stato l'anno di Ennio Flaiano. Molto vi ha contribuito la ricorrenza del centenario della nascita dell'autore abruzzese, il cui cocktail di arguzia, spleen, pigro incanto e quieta disperazione ne ha fatto uno degli scrittori più amati, e citati, di questi anni. Flaiano, tuttavia, si considerò un romanziere fallito, malgrado la vittoria con «Tempo di uccidere» del neonato Premio Strega nel 1947; un cineasta mancato, costretto all'oscuro lavoro di sceneggiatore; un commediografo di scarso valore. Tanto che al flop della prima milanese di «Un marziano a Roma», il pittore Mino Maccari commentò «l'insuccesso gli ha dato alla testa». Si intitola proprio «Un marziano in Italia» la nuova biografia dell'artista, scritta da Pascal Schembri per le Edizioni Anordest (240 pp. 15 euro), che arriva in libreria in questo scorcio di fine anno. Sarà presentata nel programma tv di Corrado Augias «Le storie. Diario italiano», il prossimo 8 dicembre. Schembri, nato a Realmonte, in provincia di Agrigento, e residente a Parigi da oltre trent'anni, per illuminare la vita e l'animo sulfureo di Flaiano impiega un medoto che sta a metà tra l'esegesi e il 'surfing mediaticò. Ne esce il ritratto di un artista unico, a metà tra un Oscar Wilde di casa nostra e un Woody Allen del dopoguerra, infaticabile fustigatore della stupidità nazionale. «Quando mai uno stupido è stato innocuo? -chiede Flaiano- Niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un'idea: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo...». «Quando mi si chiede di indicare un testo esemplare di Flaiano -spiega all'ADNKRONOS Walter Pedullà, saggista e critico letterario, autore della prefazione alla biografia di Schembri- porto l'esempio di 'Un marziano a Romà, un racconto lungo o romanzo breve che è diventato, oltre che un proverbio, un mito del nostro tempo, ossessionato dal nuovo ad ogni costo perchè si annoia col vecchio. Questa la morale della favola: in Italia la novità straordinaria piace, ma dura poco, come ogni gioco». Si dice che dell'arte di Flaiano rimangano soprattutto gli aforismi. Anche di Oscar Wilde rimangono i pensieri, distillati in massime paradossali, che si abbattono sulla società con implacabile esemplarità. Com'è avvenuto per Mark Twain, il pensiero di Flaiano è destinato ad accompagnarci in futuro. «L'evo moderno è finito -commenta nel »Taccuino del marziano«- Comincia il medio-evo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato». E, in questo caso, più che paradossale, è profetico.