Epatite C, ora si può ritrattare

Nei pazienti non-responders è possibile riutilizzare i farmaci con brillanti vantaggi anche per il servizio sanitario

Un'altra chance per la cura dell'epatite C: la offre lo studio Epic3, presentato lo scorso 26 aprile a Milano nel corso del 43° Meeting annuale dell'Associazione europea per lo studio del fegato (Easl). La ricerca, condotta su più di 2.000 pazienti, dimostra che se un primo ciclo di cura non ha funzionato - perché il virus ha resistito o perché dopo una prima risposta c'è stata una recidiva - non è detto che un secondo debba fallire anch'esso. Bastano 12 settimane di trattamento con peginterferone alfa-2b e ribavirina per avere un'indicazione attendibile. Se il virus è scomparso, c'è il 56 per cento di probabilità che al termine delle 48 settimane di terapia il male sia guarito per sempre. La percentuale è ancora più alta se il virus è di genotipo 2 o 3, se il fegato non è ancora stato aggredito dalla fibrosi e se la risposta al primo ciclo di cura è stata positiva.
«In Italia, questo studio consente finalmente al medico di ritrattare i suoi pazienti e offrire loro una seconda possibilità di sconfiggere definitivamente la malattia», commenta il professor Alfredo Alberti, del dipartimento di medicina clinica e sperimentale all'università di Padova. «Questo significa anche motivarli a tollerare meglio alcuni effetti collaterali, quindi ottenere risultati utili in molti casi che fino a oggi si ritenevano inguaribili». Una possibilità, quella del ritrattamento, valida anche sul fronte della spesa: «Ha un'importanza fondamentale, perché spesso il medico non riesce a spiegarsi le ragioni del fallimento iniziale». spiega Alberti e si chiede se il paziente risponderà o meno ad un secondo ciclo di cura, quindi se vale o non vale la pena di ritrattarlo. Sapendo che dalla risposta virologica iniziale può venire una chiara indicazione sull'esito del ritrattamento, può continuare la terapia solo nei pazienti che hanno le migliori probabilità di ricavarne un beneficio. La posizione dei pazienti non cambia. «Per noi il ritrattamento è una possibilità in più, prima molto limitata o assente del tutto», afferma Ivan Gardini, presidente di EpaC onlus, una delle associazioni di pazienti più rappresentative. «Un'arma per combattere e se possibile eradicare il virus nel maggior numero di persone possibile. Questo studio, oltre a dimostrare quanto sia importante potersi sottoporre a un secondo trattamento, ci aiuta anche a motivare il paziente non solo a iniziare un trattamento oppure a continuarlo, ma da oggi, a intraprenderne uno nuovo».