Equivoci e fine umorismo tra le signore e il playboy

Con «L’armadietto cinese» ritorna la commedia brillante

È singolare la sottovalutazione da parte della critica di quella drammaturgia brillante-sentimentale degli anni Trenta e Quaranta, che è stata felicemente definita «Teatro delle rose scarlatte e dei telefoni bianchi». Il suo autore più originale, rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo, è Aldo De Benedetti, l’unico ad essere riproposto con una certa continuità sui nostri palcoscenici sempre con pieno successo di pubblico. La verità è che De Benedetti è un drammaturgo assai più ricco di inquietudini e di attenzione ai mutamenti di costume dell’Italia di quanto la perfezione formale delle sue pièce e i loro meccanismi umoristici rivelino.
Le sue commedie, sostenute da un dialogo di grande leggerezza e eleganza, non sono per nulla inferiori ai miglior film di Mario Camerini e di Alessandro Blasetti e neppure ai capolavori di quel maestro insuperato della commedia brillante che è stato Ernst Lubitsch. Sul piano drammaturgico le accosterei a quelle di Nöel Coward, oggi considerato un classico del teatro umoristico del Novecento. L’armadietto cinese, in scena al Teatro Anfitrione di Roma, è esemplare della concezione teatrale di De Benedetti, autore che come pochi ha saputo analizzare le debolezze e le incomprensioni che incrinano i rapporti di coppia. In questa commedia due belle signore tentano in tutte le maniere di acquistare in un’asta un armadietto cinese che contiene le lettere d’amore scritte da entrambe a un playboy, finito in cattive acque per ragioni economiche. Ma l’armadietto finisce in mano a uno dei loro mariti. De Benedetti riesce a trarre da questa situazione una commedia che gioca sì sugli equivoci, ma soprattutto sulle psicologie delle due coppie. Sergio Ammirata, anche brillante regista dello spettacolo e Patrizia Parisi recitano con lo stile e con il fine umorismo proprio dell’autore, ben affiancati da Susanna Bugatti e Francesco Madonna, l’altra coppia. Completano un cast omogeneo Enrico Pozzi, Vincenzino Pellicanò, che si sdoppia in due personaggi, Giustino De Filippis e Paola Barini. Eleganti le scene e i costumi di Clara Surro.

L’ARMADIETTO CINESE di Aldo De Benedetti , Teatro Anfitrione di Roma, fino al 4 marzo.