"Esovisioni": Maraini, Schuh e Bosshard mettono in mostra l'Oriente scomparso

Nell'esposizione allestita in provincia di Torino ritorna la magia di un estremo oriente che non c'è più attraverso l'occhio di tre fotografi intellettuali europei. Gli scatti risalgono a prima della seconda guerra mondiale - <strong><a href="/fotogallery/esovisioni_oriente_dimenticato/id=2813-foto=1-slideshow=0">Guarda le foto</a></strong>

Etnografia, arte e storia. Questi i tre ingredienti principali di una triplice mostra aperta fino al 26 febbraio a Palazzo Bertalazone di San Fermo, in provincia di Torino. La rassegna fotografica, dal titolo enigmatico "Esovisioni" (neologismo che associa l'idea di esotismo e dello sguardo artistico sugli altri), raccoglie i lavori di tre grandi autori e intellettuali del Novecento, per un racconto fatto di immagini che restituisce atmosfere e volti di un Oriente ormai lontanissimo. Tutte le opere risalgono agli anni che precedono la Seconda guerra mondiale e, con stili e approcci molto diversi, testimoniano in forma di réportage narrativo le abitudini di civiltà ancora integre e distanti dagli lutti e dagli orrori dell'Europa. Di Fosco Maraini (etnologo, orientalista, alpinista, fotografo, scrittore e poeta italiano nato nel 1912 da una famiglia di origine ticinese), viene presentata la rassegna "L'Incanto delle donne del mare. Le Ame di Hekura", una sequenza dedicata alle pescatrici di awabi nelle acque al largo del Giappone. Si tratta forse del primo réportage subacqueo a taglio etnografico che si sofferma su un pezzo di mondo affascinante ormai scomparso. L'esplorazione di Maraini racconta le suggestioni di un microcosmo alla rovescia, la vitalità e la bellezza plastica di queste creature coraggiose che praticavano la pesca in apnea, osservate dallo sguardo di un uomo occidentale pieno di incantata meraviglia. Con il titolo "L'India al tempo di Gandhi" viene invece presentata la retrospettiva dello svizzero Walter Bosshard, con scatti risalenti al 1930. Per lo più si tratta di ritratti o scene di strada, un corpus di 38 opere esposte, riprodotte partendo dai suoi negativi conservati dalla Fotostiffung Schwiez di Winterthur. Bosshard è considerato un avventuriero, un grande viaggiatore ed esploratore e un pioniere della fotografia documentaristica nato nel 1892 e stimato collaboratore di diverse riviste internazionali molto prima che la moderna idea di fotogiornalismo prendesse piede in Svizzera. Questo suo progetto viene sottolineato il suo ruolo di testimone oculare che sta in prima linea per raccontare i fatti a un pubblico lontano, che entra in contatto con altri popoli e con le figure guida di un paese. Interessanti i suoi ritratti a Gandhi, alcuni celebri, che diventano fonte storica e veicolo di informazione anche per i posteri. Terza e ultima parte di questo progetto è rappresentata dalla sezione "L'isola degli dèi. Bali nell'opera di Gotthard Schuh". L'autore, uno dei più noti reporter svizzeri del Novecento, riprende la vita balinese durante un lungo viaggio di undici mesi in Asia compiuto nel 1939. Il libro "Insel der Götter" (isola degli dei, appunto), uscì nel 1941 e fu varie volte ristampato. Il suo approccio molto soggettivo e intuitivo alla fotografia produsse scatti consapevoli, pieni di poesia, introspezione, indagine psicologica, che alla maniera di Robert Frank diventano una sorta di diario intimo dell'autore. Schuh, che di Frank era amico intimo, usava dire: «Ognuno riproduce solo ciò che vede e ognuno vede solo ciò che corrisponde al proprio essere». «Esovisioni» è un progetto culturale e scientifico ideato nel 2005 nell'ambito del «Sistema delle attività» del Museo delle Culture di Lugano. Il suo obiettivo principale è coniugare, in modo sostenibile e a basso costo, la ricerca (e dunque l'«innovazione»), con la qualità e l'accessibilità della cultura e con un sistema d'interazioni in grado di generare reti operative, a livello internazionale, su territori mobili ed estensibili. Per altre informazioni: tell. 011.5069646; www.palazzobertalanzone.com
foto: © G. P. Vieusseux, Fratelli Alinari, Firenze/Museo delle Culture, Lugano