Così Obama vira l'America a sinistra

Rilancia i mantra progressisti: immigrazione e salario minimo. Ma gli aumenti toccheranno solo un pugno di persone

New York - Nell'«anno d'azione» annunciato nel suo discorso sullo Stato dell'Unione, martedì, Barack Obama vorrebbe costruire un'offensiva contro le diseguaglianze economiche, una battaglia alle disparità diventata nei mesi il mantra politico della nuova sinistra democratica progressista targata Bill de Blasio ed Elizabeth Warren.

In oltre un'ora di discorso pragmatico e dettagliato - dove l'arte retorica del presidente ha avuto poche occasioni, ben sfruttate, per cedere al suo lirismo - Obama ha accennato a numeri e percentuali. I sondaggi raccontano di un leader che perde popolarità - sei americani su dieci non apprezzano il suo operato - proprio ora che c'è una timida ripresa dell'economia. «L'economia non è mai stata così bene negli ultimi cinque anni», ha scritto il New York Times ricordando come gli indicatori economici mostrino progressi, la disoccupazione sia sotto il 7% per la prima volta dal 2008, le esportazioni siano in crescita e gli americani spendano di più. I progressi sono deboli, ma è certo una buona notizia che Obama presenta al Congresso e al governo riuniti ad ascoltarlo. Il problema, dice, è che questa ripresa non è sentita da chi è più in basso: «Le diseguaglianze sono diventate più profonde. La mobilità verso l'alto è ferma». I fatti e le cifre ricordano come, benché l'America sia in ripresa, c'è chi lavora per sopravvivere, senza avanzare. E se, ha ripetuto Obama durante l'intero discorso, l'America è fondata sull'idea che chi lavora duro va avanti, realizza il sogno, «il nostro compito è quello di invertire questa tendenza».

Senza cadere in una narrativa «noi contro voi» - Obama ha ricordato esplicitamente che non deve esserci risentimento contro chi ha fatto fortuna - il presidente ha promesso «propositi concreti e pratici per accelerare la crescita, rafforzare la classe media e costruire nuove scale di opportunità per la classe media». Si tratta di azioni che richiederebbero l'appoggio del Congresso e che Obama è intenzionato a portare a termine anche scavalcando le divisioni politiche, usando il potere esecutivo a sua disposizione.

Il primo esempio resta nel regno del simbolico: nelle prossime settimane Obama firmerà un decreto presidenziale che aumenterà il salario minimo di dipendenti federali - collaboratori e consulenti esterni - per la prima volta dal 2009. La realtà è che soltanto 560mila persone saranno toccate dalla manovra e che per allargare la misura ad altri settori il presidente non può prescindere dal Congresso. Simbolica è anche la richiesta, che si affida alla buona fede del cittadino, lanciata da Obama ai datori di lavoro: «Date un aumento all'America» è sicuramente un ottimo titolo di giornale, ma anche un facile fianco scoperto alle critiche dell'opposizione repubblicana. «Le promesse di Obama non risolveranno i problemi degli americani», ha detto nella risposta ufficiale dei repubblicani alla nazione Cathy Rodgers.

Il presidente ha difeso la sua contestata riforma della Salute, anche questa presentata come una battaglia alle disparità sociali, e ha dedicato lunghi minuti alle diseguaglianze tra uomini e donne sul lavoro. Applausi e una standing ovation di tailleur colorati sono arrivati quando ha ricordato come le donne, che rappresentano la metà della forza lavoro, continuino a guadagnare 77 centesimi mentre un uomo guadagna un dollaro. «È arrivato il momento di sopprimere quelle politiche che appartengono a un episodio di Mad Men», ha spiegato con riferimento alla popolare serie tv ambientata in un'agenzia di pubblicità negli anni 60.

Per accorciare differenze sociali ed economiche, Obama ha proposto anche di «riparare» il sistema immigrazione, l'unica richiesta che potrebbe essere accolta nei prossimi mesi dalla maggioranza repubblicana alla Camera. I repubblicani cercano infatti in vista del 2016 di attrarre elettorato latino americano e asiatico. Hanno già dato segnali di collaborazione su una riforma che, secondo economisti citati dal presidente, farebbe «crescere l'economia e diminuire il deficit».

Commenti

cgf

Gio, 30/01/2014 - 11:36

una 'svolta' come quella dell'ultimo discorso di Obama è degno di Luiz Inácio da Silva alias Lula o di Hugo Rafael Chávez, rispettivamente Brasile e Venezuela, dove i poveri sono sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi, l'esatto contrario di quello che 'predicavano'.

Ritratto di toro seduto

toro seduto

Gio, 30/01/2014 - 12:02

Lui fà.....il resto sono facili critiche sin troppo scontate se provengono da certe testate.

Ritratto di marforio

marforio

Gio, 30/01/2014 - 15:01

Stavamo meglio ai tempi di kunta kinte.