Di fronte all’estuario del Tamigi il più grande parco eolico al mondo

Il premier britannico David Cameron inaugura la wind farm voluta da Eon, Dong e Masdar, capace di soddisfare la domanda di elettricità di mezzo milione di famiglia. Con energia pulita

“È un grande giorno per il Kent e per la Gran Bretagna. Il London Array porterà benefici alla popolazione del Kent per molti decenni a venire. L’anno scorso a Londra abbiano ospitato le Olimpiadi. Ora inauguriamo il maggiore parco eolico offshore del mondo. Questo paese sta dimostrando che è possibile realizzare grandi progetti e che è in grado di attrarre investitori da tutto il mondo”. Così il premier britannico David Cameron, intervenuto giovedì mattina a Margate alla cerimonia di inaugurazione del London Array, un “parco eolico” localizzato a circa 20 chilometri dalle coste del Kent, di fronte all’estuario del Tamigi.

La “wind farm” è costituita da 175 turbine Siemens da 3,6 MW ciascuna, alte 120 metri, due sottostazioni offshore e una onshore. Con il completamento della Fase 1, avvenuto alla fine di marzo, l’impianto ha raggiunto una capacità installata pari a 630 MW, sufficiente a soddisfare il fabbisogno di quasi mezzo milione di famiglie e di evitare 925mila tonnellate di emissioni di CO2 all’anno

Il parco eolico è stato voluto da un consorzio costituito da Dong Energy, E.On e Masdar. Di questi, E.On è ormai una vecchia conoscenza anche nel nostro paese, trattandosi di un operatore che ormai fornisce gas e energia elettrica a quasi un milione di clienti italiani. Per quanto riguarda l’elettricità, E.On Italia vanta una capacità complessiva da fonte rinnovabile pari a circa 374 MW, di cui 328 MW nell’eolico e 46,3 MW nel solare.

Per il Ceo di E.On, Johannes Teyssen il London Array è la dimostrazione che “oggi l’eolico offshore funziona. Ora dobbiamo impegnarci a ridurre ulteriormente i costi necessari per sostenerlo”. Nella visione di E.On, le fonti rinnovabili devono diventare al più presto “auto sostenibili”, cioè in grado di sostenersi economicamente anche senza incentivi.

Al completamento della Fase 1, il London Array è costato 2 miliardi di euro. Per il momento, ai costi attuali e in previsione di nuovi processi autorizzativi da affrontare, non è ancora ipotizzabile un ritorno sugli investimenti a due cifre (obiettivo delle rinnovabili) e un break even point prima di un decennio. Tuttavia, già dal 2010 – anno a cui datano i sistemi installati – a oggi, i costi delle tecnologie e della loro installazione e manutenzione sono diminuiti, sia grazie all’evoluzione tecnologica (si parla già di turbine da 6 GW), sia all’esperienza acquisita da tutti gli attori in gioco. Questo potrebbe mettere il turbo alla Fase 2, ad oggi tutta da disegnare e aperta anche a nuovi protagonisti.

Commenti

Raoul Pontalti

Ven, 05/07/2013 - 17:38

Non ditelo al prof. Franco Battaglia, ché gli verrebbe un coccolone.