«Gheddafi ucciso dai francesi, glielo consegnò Assad»

A uccidere il colonnello Mu'ammar Gheddafi, a sparare il colpo di pistola che ha ucciso il 20 ottobre 2011 il rais libico alle porte della sua roccaforte, Sirte, sarebbe stato «un agente straniero». Il dubbio che la morte del colonnello non sia avvenuta per mano di un ribelle, ma per l'intervento di un commando straniero, circola da tempo, in Libia. Questa volta, però, a parlare di un'azione esterna è stato uno dei politici chiave della rivoluzione libica e della successiva transizione, Mahmoud Jibril, che fu a capo del Consiglio nazionale di transizione. Jibril lo ha detto alle telecamere di un'emittente egiziana, dal Cairo, dove si trovava in visita. Il Corriere della Sera, riprendendo l'intervista, riporta nuovi particolari che confermano in parte quanto rivelato da Il Giornale pochi giorni dopo la morte del rais. A Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere a Tripoli, Rami El Obeidi, ex responsabile libico per i rapporti con le agenzie di informazioni straniere racconta che dietro la localizzazione del rais, in fuga da settimane, ci sarebbe addirittura il presidente siriano. Sarebbe infatti stato Bashar El Assad - spiega il libico - a fornire il numero del satellitare Iridium di Gehddafi agli agenti francesi, che avrebbe poi intercettato il segnale. In cambio della cooperazione, la Francia, dice El Obeidi, avrebbe promesso di limitare le pressioni sul regime di Assad impegnato nella repressione della rivolta popolare in casa. In realtà, la Francia è stata uno dei pochi Paesi ad aver dichiarato finora che un intervento militare sulla Siria - per assicurare zone franche ai civili - è un'opzione sul tavolo. Sul Giornale, il 23 ottobre 2011, Fausto Biloslavo rivelava già una pista siriana: «La fine di Gheddafi forse è arrivata con una telefonata a Damasco, dal suo apparecchio satellitare, intercettato dalla Nato a Sirte». Torna l'ombra di un intervento francese. Secondo il Corriere della Sera, per molti negli ambienti diplomatici internazionali in Libia se c'è stato un diretto coinvolgimento straniero nella morte di Gheddafi potrebbe essere francese. Nella ricostruzione degli ultimi minuti di vita del rais del Giornale, sono due caccia francesi a colpire per primi il convoglio su cui viaggiava Gheddafi, obbligando il rais e i suoi compagni di viaggio a trovare rifugio nei tubi di cemento in cui saranno poi stanati da un primo gruppo di ribelli. Soltanto dopo sarebbe intervenuto un secondo gruppo, un commando di professionisti:
«L'impressione... è che sapesse esattamente cosa fare e avesse ordini precisi di eliminare i prigionieri», aveva spiegato una fonte riservata.RoSco

Commenti

joc3ki83

Dom, 30/09/2012 - 09:47

Era da vedersi , dati la sollecitudine e l'accanimento della guerra , da parte dei francesi. Dovremmo anche ringraziarLi del bel regalo i cugini Francesi ? Chissà se adesso qualcuno starà pensando, " Aridatece er Puzzone ". Aldo

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marmolada

Dom, 30/09/2012 - 14:21

Come siamo prudentiiiii!! Io non userei il condizionale. Da subito si era capito che Gheddafi è stato brutalmente ucciso dai servizi stranieri. Non era mica un caso l'accanimento e la fretta che aveva il presidente francese (mi fa vomitare il solo pronunciare il nome)di eliminare Gheddafi e tutti quelli che potevano comprometterlo. La Francia e tutti quelli che hanno partecipato hanno agito come un regime nazifascista, solo per sporco interesse e non certo per salvare la popolazione Libica o per portare la democrazia in quello sfortunato Paese.

Pierpaolo Poldrugo

Dom, 30/09/2012 - 17:37

Può essere semplicemente che Mahmoud Jibril, sia entrato in possesso delle prove dei finanziamenti di Gheddafi a Sarkozy in campagna elettorale. E che faccia, discretamente, presente l'opportunità di comprare la sua discrezione. Almeno finché non lo trovano annegato ... nel Danubio.

Ritratto di marforio

marforio

Dom, 30/09/2012 - 22:33

Ringraziamo tuttavia il nobel per la pace, di aver reso i libici liberi .

billyjane

Lun, 01/10/2012 - 00:56

Dobbiamo una volta tanto ammettere che Berlusconi aveva le sue buone ragioni a rimanere neutrale. Ma chissà quanti fiati sul collo si è trovato. Decenza impone di ammetterlo.