Incubo per un ingegnere veneto Rapito dagli islamici in Nigeria

Purché non finisca come la volta scorsa, quando quei sapientoni degli inglesi, senza neppure consultarsi col nostro governo, decisero che doveva essere blitz. E finì in un bagno di sangue, e tra il sangue versato dai commando di Sua Maestà- che pensavano di essere dei fichi pazzeschi e si rivelarono autentiche sole, quell'8 marzo dell'anno scorso- ci fu anche quello di un nostro connazionale, l'ingegner Franco Lamolinara, tenuto in ostaggio insieme con un cittadino britannico, se qualcuno ricorda.
Bene, la storia si ripete, e siccome l'aria è che si possa ripetere anche nei suoi spensierati svolgimenti, col solito primo ministro che mescola 007 e Bruce Willis, e tutto gli ricorda Rambo, la Farnesina ha messo le mani avanti appena sentiti i due vocaboli accostati: «Nigeria-Ostaggio italiano». E ha diffuso di carriera la seguente nota: «L'Italia è in contatto con le autorità nigeriane alle quali è stato ribadito che la priorità assoluta è l'incolumità del connazionale». Come dire: con i dilettanti abbiamo già dato, e siccome qui ci sono in ballo vite vere, vediamo di darci una calmata e di vedere che cosa si può fare ragionandoci un po' su, prima di sfoderare la Colt.
La storia, già saprete, è la stessa di tante altre volte. E son già così numerosi, gli episodi passati, questi assalti dei terroristi islamici nigeriani, da esser diventati stucchevoli, se non ci fossero persone vere, di mezzo, che vengono uccise o sequestrate; e se comicamente incapaci di evitare che accadano, questi episodi, non si rivelassero, puntualmente, le cosiddette forze di sicurezza nigeriane.
Stavolta tocca a sette dipendenti di una società di costruzioni libanese, la Setraco. Accade a Jamare, nello Stato federale di Bauchi, nord est nigeriano dove spadroneggiano le formazioni armate di Boko Haram, gruppo terroristico di matrice islamica responsabile dal 2009 della morte di almeno tremila persone. Con l'inizio della crisi maliana quelli di Boko Haram avevano minacciato attacchi contro obiettivi occidentali e il sequestro di cittadini stranieri in risposta all'impegno diretto della Nigeria al fianco della forza militare impegnata in Mali. Detto fatto. Sabato, dopo aver attaccato una prigione locale e dato fuoco a due automezzi della polizia, i terroristi islamici hanno assaltato il cantiere della Setraco, ucciso la guardia all'ingresso e sequestrato sette persone: quattro libanesi, un britannico e l'ingegnere italiano Silvano Trevisan, 69 anni, originario di San Stino di Livenza, Venezia.
Nel giugno dello scorso anno, dopo lo sciagurato episodio di marzo, a finire tra le mani degli incursori islamici era stato un altro italiano, Modesto Di Girolamo. Ma il tutto era durato cinque giorni, e la vicenda si era conclusa felicemente.
A proposito del blitz sanguinoso del marzo scorso: qualcuno sa niente di come finì la storia del povero ingegner Lamolinara? Abbiamo avuto delle scuse formali, dal Regno Unito? E un indennizzo? Hanno avuto, i parenti di Lamolinara, un decente indennizzo? Quanto a schiaffi e sberleffi, abbiamo già dato, piegandoci di fronte all'India, con la storia dei nostri due marò catturati in spregio a qualsiasi regola internazionale. Assistere a un nuovo blitz (col pretesto che c'è un altro britannico di mezzo, come l'anno scorso), e senza essere consultati, sarebbe intollerabile.

Commenti

mila

Lun, 18/02/2013 - 17:17

Mi spiace, ma mi sembra che consultarsi con la diplomazia italiana sia inutile; si sa gia' che l'Italia sa solo pagare riscatti. E poi dobbiamo convincerci di essere un Paese di terz'ordine.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Mar, 19/02/2013 - 11:52

L'Italia, si sa, non scende a patti con i terroristi nè, tantomeno è disposta a pagare riscatti. Noi abbiamo una sola parola, perbacco! Il rilascio, se avverrà, sarà il frutto della sola e consueta "intensa attività diplomatica".

Ritratto di Idiris

Idiris

Mar, 19/02/2013 - 11:59

Che Allah salvi questi ostaggi e faccia ritornare loro alle famiglie.