Nessuno lo sa ma Margaret Thatcher era punk

La maggior parte degli artisti era contro il premier conservatore, ma è durante il suo governo che Londra divenne la capitale della musica alternativa.

C'era chi la voleva sulla ghigliottina (Morrisey, ex leader degli Smiths) chi si augurava la sua morte per cause naturali prima della propria (Elvis Costello), chi l'aveva messa prematuramente in un immaginario ospizio per tiranni in pensione (i Pink Floyd). Più recentemente, un gruppo quasi punk molto politicizzato (i Chumbawamba, quelli di Tubthumping e Timebomb) ha realizzato un mini album, intitolato In Memoriam, dedicato a Margaret Thatcher. Serie limitata, mai messa in vendita nei negozi. Si poteva ordinare con la promessa di riceverlo solo quando l'ex premier britannico fosse morto. Adesso che se n'è andata veramente, arriverà a destinazione a qualche migliaio di fan.

Il fatto è che la Lady di Ferro era grande in tutto, anche nell'odio che suscitava. E questo è noto. Quello che invece sfugge ai più, nascosto da steccati ideologici, è che fu proprio durante il suo mandato che Londra riconquistò lo scettro di capitale mondiale della musica, perso con lo scioglimento dei Beatles. E' anche grazie alla scossa che Maggie diede al suo Paese che i musicisti britannici, compresi quelli che in patria le riservavano insulti irripetibili (vedi il brano dedicato a Margaret dai punk di seconda generazione Exploited), divennero celebrità planetarie. E' durante il suo mandato che in Gran Bretagna fiorirono tendenze musicali, che hanno segnato la strada e ancora oggi non hanno esaurito la spinta propulsiva. Con i vecchi laburisti,quelli dei sussidi a pioggia, non era accaduto niente di simile.

Il parallelo tra musica e politica di quegli anni è fin troppo facile. Prima il Regno unito era una nazione in ginocchio, con un'economia bloccata da antiche incrostazioni politiche e culturali (ricorda qualcosa?). Con Margaret Thatcher tornò una potenza mondiale.

Prima della Lady di ferro, la musica made in Uk si stava adagiando su una comoda routine. Il meglio che poteva offrire erano i virtuosismi barocchi di un rock progressive, vecchio di vent'anni. I primi vagiti punk sembravano destinati a restare tali, un ghetto senza futuro se non quello della musica da pub. Il pop era quello dalle case discografiche. Immobile e preconfezionato, un po' come la società britannica.

Dopo, con il primo premier donna d'Europa, cambiarono molte cose. Nell'economia come nella musica tutti si convinsero che rimanere fermi significava morire. Contava la voglia di fare qualcosa di nuovo. L'Inghilterra laburista dei sussidi di disoccupazione dati a chiunque era grigia, seduta e accademica. Era quella del “no future” coniato dai Sex Pistols nel 77. Quella della Thatcher (dal 1979 al 1990), rivoluzionaria e colorata. Meno ideologica, ma, a conti fatti, più inclusiva e popolare.

Archiviate l'estetica e la musica di derivazione hippy (nata negli Stati uniti negli anni Sessanta), con (e contro) il governo conservatore più lungo della storia si affermarono le atmosfere dadaiste del post punk (per fare un esempio i Joy Division), la sperimentazione continua e alla portata di tutti della new wave (Siouxsie and The Banshees, i Cure per fare due nomi). La musica elettronica, presa in prestito dai tedeschi e trasformata in tanti capolavori pop che invasero discoteche e club (Human League, Heaven 17). Poi il nuovo heavy metal che costrinse il mondo a ridefinire il rock, la “nuova ondata” inaugurata dagli Iron Maiden. Nome che, si disse ai tempi, era ispirato proprio alla Iron Lady. In una loro immagine di copertina era ritratta, manco a dirlo, accoltellata dal famoso Eddie, mostro-marchio di fabbrica del gruppo.

Le case discografiche furono costrette ad assumere giovani, andarono in strada a cercare novità che potessero accontentare un mercato sempre più libero e quindi esigente. Dall'altro lato i giovani, con sussidi di disoccupazione molto meno generosi, si diedero da fare per mettere a frutto i propri talenti. Compresi quelli musicali. Magari arrabbiati, ma realizzati e creativi. Una generazione al centro del mondo, a differenza di quella dei fratelli maggiori.

Caddero vecchie barriere e privilegi. Liberismo nella cultura così come nell'economia. Libertà e grande effervescenza, anche nelle manifestazioni, contro i conservatori. Ad esempio il Red Wedge, costola musicale del Labour, nato proprio in funzione anti Thatcher. Esperienza un po' triste della quale non rimane molto, se non l'aver fatto conoscere al grande pubblico artisti folk come Billy Bragg o avere sdoganato anche tra i rocckettari più duri, il soul bianco di Paul Weller, ex leader degli Style Council. Fiero militante della sinistra laburista, musicista ancora oggi attivo, famoso, più che come artista impegnato, come vero erede del beat inglese.

Tutti contro il premier conservatore, anche oggi che se n'è andato. Ma avvantaggiati dalla sua rivoluzione. Perché è grazie a Margaret Thatcher se il mondo intero ha dato un taglio netto agli anni Settanta, in politica come nell'arte e nella cultura. La vera punk era lei.