Obama piange le vittime «Hanno sbagliato città Boston, correrai ancora»

Il presidente con Michelle alla commemorazione nella cattedrale: "Piccoli individui, vi troveremo". E cita Martin, il bimbo ucciso

«Finiremo la gara», proprio come Bill Iffrig: le bombe «non ci fermeranno». Così ha parlato ieri Barack Obama davanti a migliaia di persone riunite nella Cattedrale di Santa Croce, a Boston, a pochi isolati da dove lunedì sono scoppiate due bombe. Il presidente americano ha ricordato il 78enne in canottiera arancione diventato l'icona dell'attentato alla maratona: caduto al momento della prima esplosione, Bill Iffrig ha detto di aver comunque tagliato il traguardo sulle proprie gambe.

Un inno alla vita, alla forza della popolazione, all'unità e alla città di Boston quello di Obama che ha partecipato alla cerimonia interreligiosa per ricordare i tre morti nelle esplosioni di lunedì, sostenere gli oltre 170 feriti e le famiglie delle vittime, che il leader americano ha incontrato dopo la cerimonia. Le sue parole hanno raccolto l'applauso caloroso ed entusiasta dei bostoniani riuniti nella cattedrale, circondata da decine di agenti, tra strettissime misure di sicurezza. «Finiremo la corsa perché sappiamo che dietro la curva c'è qualcuno pronto ad aiutare a rialzarci e a fare il tifo per noi» e «i piccoli individui» che hanno portato a termine l'attacco «non capiscono la nostra fede l'uno nell'altro» e «nel nostro Paese». E promette: «Vi troveremo e affronterete la giustizia».

Barack Obama, davanti ai cittadini di Boston, davanti a tutti i suoi leader religiosi - tra loro il cardinale Patrick O'Malley, uno dei papabili al recente conclave che ha letto le parole del Pontefice Francesco - al governatore Deval Patrick e al sindaco Thomas Menino, davanti al suo ex rivale ed ex governatore dello Stato, Mitt Romney - ha lodato la forza della città. Se vogliono terrorizzarci, ha detto, «hanno sbagliato città»: «Non qui, non a Boston», non nel Massachusetts che, come poco prima aveva detto il governatore Patrick, «ha fatto l'America, un'America organizzata attorno a un pugno di ideali: l'uguaglianza, le opportunità, la libertà, il fair play». «L'attacco alla maratona nel Patriot Day è un attacco a questi valori» ha detto ieri il governatore.

«Dio è qui nel nostro essere irriducibili», così ha aperto la celebrazione il reverendo presbiteriano Liz Walker, la prima a parlare. Dopo di lei hanno preso la parola un rabbino, un imam, un prete ortodosso, il cardinale cattolico e gli altri uomini e donne di religione della città, in una cerimonia ecumenica e interreligiosa molto toccante, conclusasi con il discorso del presidente, arrivato a Boston a bordo dell'Air Force One assieme alla First Lady Michelle, mentre gestiva allo stesso tempo l'emergenza dell'attentato e quella nuova del Texas, dove un'esplosione in una fabbrica di fertilizzanti ha provocato morti e feriti.

Obama ha citato per nome le tre vittime - la studentessa cinese Lu Lingzi, Krystle Campbell, 29 anni, e Martin Richard, otto anni. «No more hurting people - Peace»: «Basta fare male alle persone, pace», ha ripetuto Obama varie volte, facendo riferimento alla ormai celebre fotografia del piccolo Martin con in mano un cartoncino colorato con la scritta traballante e colorata di bambino. Il discorso del presidente - la voce ferma nel suo completo blu - è forte, la folla nella cattedrale lo riceve con emozione: è quello di cui ha bisogno. In centinaia si alzano in piedi quando Obama promette che Boston correrà ancora: «E in questi giorni l'anno prossimo, nel terzo lunedì di aprile, il mondo tornerà in questa grande città americana per correre più forte che mai».