Pakistan, Musharraf ottiene la libertà su cauzione

Agli arresti domiciliari da sei mesi, su di lui pendono diversi capi d’imputazione, fino all’omicidio dell’ex premier Benazir Bhutto. Dopo il raid Usa tensione tra i talebani pachistani e il governo

L’ex presidente del Pakistan, Pervez Musharraf (70 anni), ha ottenuto la libertà su cauzione. Era stato arrestato il 19 aprile scorso, con l'accusa di alto tradimento, per aver imposto la legge di emergenza nel novembre del 2007. Ed è stato arrestato, di nuovo, alcune settimane fa, nell'ambito di un'inchiesta su un’operazione militare contro una moschea della capitale. Settanta anni, l'ex generale può beneficiare della misura cautelare anche per tutte le altre accuse per cui è stato incriminato. Viste le numerose minacce di morte che ha subito è molto probabile che Musharraf preferisca rimanere nella sua villa super-fortificata alle porte di Islamabad. Non può lasciare il Pakistan senza l’autorizzazione del governo. L’ex uomo forte di Islamabad dovrà pagare una cauzione di 200 mila rupie (circa 2 mila dollari).

L'ultimo arresto di Musharraf risale a due settimane fa per il massacro compiuto dalle forze speciali durante l’assedio della Moschea Rossa della capitale nel luglio 2007. Agli inizi di ottobre l'ex presidente aveva ottenuto la libertà dietro cauzione dalla Corte Suprema di Islamabad per quanto riguarda il processo per l’uccisione del leader separatista della provincia sud occidentale del Baluchistan, Akbar Khan Bugti, nel 2006.

Tornato in Pakistan nel marzo scorso dopo quattro anni trascorsi in esilio fra Dubai e Londra, Musharraf è coinvolto anche in due altri processi: quello per l’esautorazione dei giudici della Corte Suprema durante le leggi di emergenza da lui imposte nel 2007, e un altro per complicità nell’assassinio della ex premier pachistana, Benazir Bhutto, a seguito dell'attentato del 27 dicembre 2007.

Tensione tra i talebani e il governo

Intanto i talebani pachistani accusano il governo di Islamabad di complicità con gli Stati Uniti nel raid condotto da un drone il primo novembre nel Waziristan del Nord, in cui è stato ucciso il loro leader Hakimullah Mehsud, e per questo motivo escludono ogni possibilità di dialogo con Islamabad. "Il governo del Pakistan fa il doppio gioco", ha detto Azam Tariq, portavoce dei talebani del Waziristan del Sud, all’agenzia turca Anadolu. "Da una parte - ha spiegato - il governo si rivolge a noi per i colloqui e dall’altra ci uccide con gli attacchi dei droni, in collaborazione con l’America". "Alla luce di questa situazione i colloqui sono impossibili".