Addio ad Andy il mio cugino pieno di sogni

Un giorno quel ragazzo mi chiese informazioni. Descrissi l'inizio del crollo di una professione. Poi Andrea trovò la strada

Andy, ma lo chiamavamo Andrea, era uno di noi. Noi famiglia. Faceva parte del filone: un trisnonno editore, giornalisti, scrittori, saggisti, uno zio pittore che fotografava la realtà a modo suo, mancava un fotoreporter: aveva colmato la lacuna. Diciamo che, per il sangue giornalistico, si dice Rocchelli e si coniuga Signori. Era un ragazzo dolce e forte, forse testardo e appassionato ma anche quello era vizio e vezzo di famiglia. Papà Rino, mamma Elisa e Lucia, la sorella, hanno dentro la qualità, anche nel loro lavoro. E Andrea non poteva essere diverso: era naturalmente destinato a essere bravo. Poi è nato Nico dal legame con la sua compagna: sabato compiva il terzo anno. Il destino ha crudeltà davvero incomprensibili: accende tre candeline e spegne una vita. Nemmeno dieci giorni fa Nico ballava in braccio al papà, che fotografava Lucia per la festa di laurea. Un giorno, ormai sono anni fa, quel ragazzo che sembrava timido mi chiese informazioni: dove andare, come fare, a chi vendere fotografie. Gli raccontai il peggio. Descrissi l'inizio del crollo di una professione: ormai si parla solo di tagli e risparmi. Non conta la passione, piuttosto ti fanno appassire nel nome del taglio. L'unica strada mi sembrava quella estera. In Italia, conclusi, troverai ben pochi editori che ti pagheranno in modo adeguato sforzi, fatiche e rischi. Il tempo è passato, Andrea aveva trovato la strada, i compagni di via e chi comprava servizi faticosi, rischiosi, che volevano essere storie, racconto, testimonianza. Poco prima di Natale sua madre mi ha mostrato le copertine dei settimanali, i suoi servizi, in casa campeggiano le foto cult. Ha vinto la passione. A Nico, e ai suoi, resterà una foto nel cuore.