Rohani: «Il programma nucleare va avanti»

Il nuovo presidente dell'Iran, Hasan Rohani (nella foto) ha tenuto la prima conferenza stampa dalla vittoria alle urne e ha definito la sua elezione come l'avvio di «una nuova era». Rohani ha affermato che «seguirà il percorso di moderazione e giustizia, e non di estremismo» e ha invitato il suo Paese a non lasciarsi trattenere da politiche del passato. L'Iran perseguirà «interazioni costruttive» con il resto del mondo «attraverso la moderazione», ha dichiarato il riformista. Ma subito dopo ha chiarito che il controverso «processo di arricchimento dell'uranio non sarà sospeso». Però «siamo pronti a mostrare maggiore trasparenza» sul programma nucleare, ha aggiunto il neo presidente: «I nostri programmi nucleari sono completamente trasparenti». Poi il netto attacco alla comunità internazionale: le sanzioni contro l'Iran, scandisce bene Rohani, sono «ingiuste e ingiustificate». Ma, aggiunge il religioso moderato resta «la speranza di arrivare a un accordo con la comunità internazionale». «Il vostro governo seguirà gli obiettivi nazionali sul cammino di proteggere l'economia del Paese, riprenderà l'etica e l'interazione costruttiva col mondo attraverso la moderazione». Rohani ha affermato che c'è una nuova opportunità di costruire relazioni amichevoli tra la Repubblica islamica e il mondo.
L'Iran è disponibile a negoziati diretti con gli Stati Uniti ma a patto che Washington non interferisca nei suoi affari interni, ha detto anche Rohani. Poi però ha ammesso che le ferite inferte negli anni scorsi alle relazioni tra i due Paesi sono «profonde, complesse e difficili da rimarginare». Gli Stati Uniti, ha sottolineato, «devono riconoscere i nostri diritti». Intanto in serata arriva la dichiarazione del segretario generale dell'Aiea, l'Agenzia Onu per l'energia atomica, Yukiya Amano, secondo cui il programma nucleare dell'Iran, che l'Occidente sospetta nascondere fini militari, «progredisce in modo costante» e non vi sono segni che le sanzioni internazionali vi abbiano avuto un impatto. Le elezioni a Teheran rivelano lo scontento popolare nei confronti del governo, ma è improbabile che portino ad un cambio nella politica nucleare. Così il sito Ynet sintetizza il pensiero sul voto in Iran del premier Benyamin Netanyahu in un'intervista rilasciata alla Reuters. «Le elezioni riflettono la profonda disaffezione del popolo verso il suo regime, ma sfortunatamente - ha detto Netanyahu - questo non ha il potere di cambiare le ambizioni nucleari» di Teheran.
E intanto nello stesso giorno della conferenza del nuovo presidente iraniano, una dichiarazione del ministro dell'Economia israeliano, Naftali Bennett, leader del partito Focolare Ebraico e figura rampante della destra nazionalista più vicina al movimento dei coloni, ha fatto molto discutere: «L'idea di uno Stato palestinese è priva di senso», ha detto. Poche parole che però hanno gettato un'altra secchiata di acqua gelida sulle già fragili speranze di rilancio il processo di pace in Medio Oriente dopo anni di stallo.

Commenti

alberto_his

Mar, 18/06/2013 - 09:14

Banalità. Perchè mai la Repubblica Islamica dovrebbe abbandonare il suo pacifico programma nucleare? Bibi vede quel che vuol vedere e intente ciò che gli conviene, ma la partecipazione al voto in Iran è stata, in termini percentuali, superiore a quella in Israele in questo stesso anno. Visti i risultati credo che la disaffezione alberghi presso altri lidi. Sempre più chiaro chi tenda la mano e chi la celi dietro la schiena.

franco@Trier -DE

Mar, 18/06/2013 - 09:35

questo patriota farà quello che non fece l'altro.

Raoul Pontalti

Mar, 18/06/2013 - 11:30

Mah...L'articolo apapre la traduzione esatta (con qualche taglio) di un articolo apparso ieri sull'edizione on-line di Haaretz (giornale israeliano), ma se non ricordo male si trattava di un articolo di agenzia (Associated Press?) e quindi può trattarsi di coincidenza di fonti giornalistiche utilizzate. Anche la frase di Netanyahu è identica, lingua a parte. Sul medesimo giornale israeliano oggi si dà per scontato che l'attacco di Israele ai siti nucleari iraniani è rinviato di almeno un anno, il tempo necessario per superare le resistenze internazionali posto che l'Occidente deve analizzare l'esito elettorale iraniano e valutarne le conseguenze. Nulla di nuovo sotto il sole dunque: che governino gli "estremisti" alla Ahmadinejad o i "moderati" alla Khatami prima e oggi alla Ruhani, l'Iran è il nemico metafisico di Israele, lo spettro da agitare per ottenere il consenso occidentale ad ogni azione israeliana soprattutto nei confronti dei Palestinesi e dei Libanesi (ma ultimamente anche a danno dei Siriani).