Se l'Afghanistan ha ancora pauradelle ragazze che vanno a scuola

I talebani, sotto il cui regime era vietato per le femmine andare a scuola, le colpiscono ancora. Molti casi di avvelenamento di studentesse

Le scuole femminili afgane sono fortezze. Delimitate da muri alti tre metri - oltre che per la sicurezza anche per nascondere le allieve alla vista degli sconosciuti - e presidiate da poliziotti locali armati di mitra o da soldati della coalizione Isaf. È così soprattutto nelle aree tribali. Le paure delle famiglie che dopo la caduta del regime talebano si sono convinte a far tornare le proprie figlie tra i banchi non sono ingiustificate. E neppure le precauzioni prese per proteggerle. Lo dimostrano i molti casi, recenti, di avvelenamento di studentesse. Dall'inizio dell'anno è successo decine di volte. Uno degli episodi più gravi nel liceo femminile di Bibe Hajera a Taloqan, nella provincia nordorientale di Takhar, frequentato da 3mila allieve. Alla fine di maggio circa 120 ragazze tra i 15 e i 18 anni sono state avvelenate con un attacco chimico nel cortile della scuola. Qualcuno ha diffuso nell'aria uno spray tossico e molte adolescenti sono finite in ospedale con forti dolori al ventre, vomito e mal di testa. Poche settimane prima nello stesso istituto era stata avvelenata l'acqua.
La polizia afgana ha arrestato 15 persone per l'attentato. Tra loro, 12 talebani. Gli estremisti avevano corrotto alcuni studenti e dipendenti della scuola per spargere il veleno. Durante il regime talebano, dal 1996 al 2001, per le femmine era vietato andare a scuola. Chi osava sfidare gli estremisti veniva uccisa, aggredita, sfregiata con l'acido. Lo scorso anno il ministro dell'Istruzione afgano, Faruq Wardak, aveva affermato durante l'Education world forum di Londra che i talebani avevano ormai rinunciato a opporsi all'educazione delle ragazze. Ma negli ultimi mesi gli insorti hanno dimostrato il contrario. Oggi le bambine e le ragazze afgane, ancora di gran lunga in minoranza rispetto ai coetanei maschi, studiano sedute su tappeti forniti dal governo di Kabul. Seguono le lezioni di inglese, arabo, matematica, storia. A vedere l'entusiasmo con cui rispondono alle domande delle insegnanti, sembra che per loro sia del tutto normale essere in classe. Forse non sanno di essere il simbolo del faticoso progresso di un paese. Né di essere ancora un bersaglio.
Commenti
Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 10/06/2012 - 22:17

Giustificazioni alle usanze talebane.? Qui nemmeno Pontalti ce la può fare. Qui ci vuole Maometto in persona. Allahu akbàr.

Roberto Casnati

Dom, 10/06/2012 - 23:13

Non serve "irridere" all'Afganistan, basta vedere quel che succede in casa nostra dove i rossi hanno paura di un libello che riguarda semplicemente i supermercati. Mi riferisco a "Falce e carrello" un libro vietato del quale s'è imposto il ritiro perchè denunciava verità scomode quali la preclusione per Esselunga di farsi presente nelle regioni rosse alla faccia della libera concorrenza! O ancora si veda "radio24" per la quale l'economista Oscar Giannino teneva una rubrica d'economia, ma, ahimè, il suddetto Oscar Giannino diceva pane al pane e, quindi, è stato brutalmente messo a tacere in nome della libertà di stampa e d'informazione. Per inciso l'ordine di mettere a tacere Oscar Giannino è arrivato direttamente dal "democratico" Napoltano.

Contenextus

Lun, 11/06/2012 - 08:30

Si tratta di società demenziali,con religione fanatizzante. Se fossi negli Usa,i prossimi esperimenti nucleari li svolgerei in zone isolate e montagnose dell'afganistan. Tanto per far capire che non ci si dimentica dei talebani.