Se la Turchia scivola verso il regime

Erdogan annuncia: oscureremo Facebook e Youtube. Deriva autoritaria per coprire la tangentopoli

Ne ha fatte di tutti i colori senza pagare pegno, e anzi restando nell'opinone pubblica internazionale il ponte fra mondo islamico e Obama, ma colpire i grandi moloch del nostro tempo, Youtube e Facebook, va al di là delle solite imprese. Erdogan ne compie ogni giorno: dalle pesanti accuse di corruzione per lui e il figlio Bilal (porta via i soldi da casa dei nostri parenti, gli dice, se il materiale è autentico, il papà), dalle lodi a Hamas e la fallimentare Flotilla, all' effrazione delle sanzioni e le visite in Iran, al sostegno cieco per la Fratellanza Musulmana, all'accusa a Israele di aver organizzato la rivoluzione in Egitto contro il suo amico Morsi, agli attacchi personali a Shimon Peres, più tutte le aggressioni alla libertà nel suo paese, ai giornalisti, ai militari, a chiunque non sia d'accordo con lui... Ma adessoTayyip Erdogan, il Primo Ministro turco, in una spirale di onnipotenza unita a panico, sta superando sé stesso: ha annunciato che bandirà i due grandi social network perché, secondo lui, sono divenuti strumento di persecuzione politica da parte dei suoi nemici. Di Twitter aveva già detto che è «un cancro».

«Siamo determinati -ha aggiunto Erdogan giovedì notte alla televisione ATV- non lasceremo la nazione alla mercè di Youtube e Facebook». Erdogan si riferisce a una serie di intercettazioni telefoniche, secondo lui «falsificate» che rivelano episodi di corruzione nel suo grppo più intimo: queste intercettazioni, insieme a varie testimonianze, gli sono costate il 17 dicembre scorso 52 arresti di personaggi della sua cerchia, mentre un vero terremoto scuoteva il giudiziario, la burocrazia, i giornali. Le intercettazioni comprendono anche prepotenze varie, come l'ordine al proprietario del giornale Milliyet, il 76enne Demiroen, di cacciare il direttore e un giornalista per un articolo. Lui promette piangendo. Erdogan pensa certo anche a quanto i social network abbiano contribuito a organizzare le manifestazioni di Gezi Park, e le rivoluzioni arabe compresa quella contro la Fratellanza Musulmana in Egitto. È qui che la resistibile ascesa di Erdogan si è infragilita e il suo ex alleato, il potente clerico Fetullah Gulen dagli Usa ha lanciato un'offensiva micidiale tuttora in corso. Due anni fa, Erdogan aveva senza colpo ferire gettato in galera con l'accusa di cospirazione (il caso Ergenekon) non meno di duecento ufficiali, tutto il quadro dirigente dell'esercito kemalista e laico.

Ma i tempi cambiano: proprio ieri la Corte suprema ha accolto la richiesta del generale Ilker Babug di essere rimesso in libertà dopo due anni di detenzione, e si profila per Erdogan il rischio che i suoi nemici tornino in circolazione. Erdogan attribuisce la tempesta che lo ha investito da vari lati ai poteri quasi onnipresenti nel corpo della società turca, dell'ex alleato Fethullah Gulen. Se i sogni di ripristinare i fasti dell'impero Ottomano di Erdogan si mescolano alla passione islamista, l'Islam di Fetullah non è quello dei Fratelli, come per esempio non lo è quello dell'Arabia Saudita che per questo ha ritirato giovedì il suo ambasciatore dal Qatar. Sono inimicizie letali e in un periodo in cui non contano più i confini ma i gruppi, le sette, le etnie, le bande, anche la Turchia è diventata un campo di battaglia in cui il richiamo nazionale ha un suono fievole.

Erdogan sente il pericolo, e anche se gode di più del 50 per cento dei consensi, teme che essi vengano erosi dagli ultimi eventi: aveva intenzione di ottenrere un plebiscito per le prime elezioni presidenziali dirette questa estate, ma adesso pensa a una quarta elezione a primo ministro. Ha fatto tre termini e 11 anni e tante volte ha affermato che riteneva sbagliata la lunga permanenza al potere di precedenti leader. Proporsi con un comportamento che ha pubblicamente disprezzato sarebbe segno di grande debolezza politica.

Commenti
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Dragon_Lord

Sab, 08/03/2014 - 10:05

povero pazzo, il male muore, il bene vince, è solo questione di tempo.

laran

Sab, 08/03/2014 - 10:36

Egli è veramente una persona pericolosa per la democrazia e il corretto laicismo della Turchia. Il suo sistema di potere si fonda sul convincimento di essere superiore a tutto e a tutti, probabilmente perché si ritiene emanazione della stessa volontà dell'Essere Supremo (o almeno questo è quanto cerca di far credere alla Paese). In maniera subdola e viscida ogni giorno toglie un pezzo di libertà ai turchi. Purtroppo, essendo questi abituati ad un sistema di potere paterno che a tutto pensa e tutto fa (sistema cosidetto del pascià) accettano, in gran maggioranza, tutto quello che viene deciso dalla struttura di potere. La Turchia non è mai stata una vera democrazia. Anche lo stesso Kemal (Ataturk) era di per sè un dittatore, illuminato sì, intelligente pure, ma pur sempre un dittatore a capo di un partito unico fino alla sua morte. A parte l'illuminazione del dittatore si potrebbe fare un parallelismo con Franco in Spagna. Perciò a questo i turchi sono abituati ed è per questo che nessuno comprende a fondo in quale Stato a libertà vigilata essi vivano. E non credo che la storia possa cambiare a breve. Quello che sta facendo Erdogan in Turchia, fatto in qualunque altro Paese avrebbe provocato ben più di una semplice protesta di piazza. Eppure là non cambia niente ed egli continua a minacciare sempre più limitazioni alla libertà delle persone. Speriamo che prima o poi capiscano che voler rivedere la grandezza dell'impero ottomano è come per noi voler rivedere la grandezza dell'impero romano. Ci provò Mussolini ma non è che fini un gran bene.

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Dobermann

Sab, 08/03/2014 - 11:03

Peccato che quando faceva comodo, vedasi l'appoggio ai taglia gola in Siria, tutti lo elogiavano. Oggi subisce la propaganda contro perchè, vistosi con il sedere per terra, alla luce dell'instabile situazione nell'area, con il 'toro rosso' sempre più pressante e minaccioso in tutti i fronti, non solo in Crimea, ha cominciato a guardarsi dietro. Per quanto concerne l'Arabia, nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Il fragile regime barcolla, e come barcolla!

piertrim

Sab, 08/03/2014 - 12:10

Basta con questi personaggi, se in Europa entrano loro dovremmo, senza tante chiacchiere, uscire noi.

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Memphis35

Sab, 08/03/2014 - 12:45

"Erdogan ne compie ogni giorno"...nel nome, però, di Allah il misericordioso. Allah uh akbàr!

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Ausonio

Sab, 08/03/2014 - 14:45

la voce di Sion

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Ausonio

Sab, 08/03/2014 - 14:46

ci può sempre pensare la CIA-Mossad. La 6° guerra civile in 2 anni. Da primato.

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marforio

Sab, 08/03/2014 - 17:28

Altra cultura da importare.

sea

Dom, 09/03/2014 - 02:43

Ma la giornalista che ha scritto questo articolo conosce la Turchia e la sua realta'? A me non sembra proprio. Il " Cemaat " di Fethullah Gulen ( che vive in Pennsylvania ) non e' piu' popolare ne' piu' amato di Erdogan , del quale e' stato , per lunghi anni, strettissimo alleato.

Mario-64

Dom, 09/03/2014 - 10:29

Qualcuno ancora pensa di farli entrare in Europa?