Il segreto dell'astronauta-eroina: era gay

Era bella. Ed era anche brava. I capelli neri, gli occhi azzurri, il sorriso smagliante che solo certe americane, quando hanno origini irlandesi, riescono a fabbricarsi. A scuola, e poi all'università, era stata croce e delizia dei suoi compagni e delle sue compagne. Bella da far girare la testa ai ragazzi (ma lei, con i maschi, fu sempre un po' freddina) e poi anche brava, soprattutto nelle materie scientifiche fino a far morire d'invidia le altre ragazze che, libri sotto il braccio, entravano in classe facendo finta di non vederla.
Si chiamava Sally Ride, aveva 61 anni ed era stata la prima astronauta americana. Ieri è morta di cancro al pancreas, uno di quei tumori che non perdonano.
Il suo primo volo nello spazio era avvenuto il 18 giugno del 1983 a bordo dello shuttle Challenger. All'epoca, Sally aveva 32 anni. Da quel giorno, altre 42 statunitensi hanno seguito il suo esempio. «Sally era un'eroina nazionale e un grande modello per tutti noi», ha scritto il presidente Obama in un breve, commosso messaggio firmato anche dalla moglie Michelle. È stato seguendo il suo esempio, ha aggiunto il presidente, che «generazioni di giovani donne hanno deciso di raggiungere le stelle».
Ride si era laureata in fisica a Stanford quando si imbattè in una pubblicità della Nasa. Quell'annuncio comunicava che non solo gli uomini, ma anche le donne sarebbero potute diventare astronauti, e che il bando di arruolamento si sarebbe aperto di lì a poco. Sally Ride non ebbe dubbi. Avrebbe fatto quel «mestiere». Da grande aveva diretto il «California Space Institute», scritto cinque libri per bambini e creato il «Sally Ride Science», un programma scolastico per invogliare i giovani a studiare scienze, matematica e tecnologia.
Con due voli a bordo dello shuttle, la prima volta nel 1983, la seconda l'anno seguente, entrambi sul Challenger, Sally Ride ha trascorso complessivamente più di 343 ore in orbita ed è stata la prima donna a manovrare il braccio robotico della capsula spaziale. Non esagera, dunque, Barack Obama, quando parla di lei come di un'eroina. Al pari delle donne che nell'Ottocento erano partite, con i loro uomini, alla conquista del West, Sally Ride incarnava l'eroina dei tempi nuovi, quando la New Frontier era diventata quella del cosmo.
Prima di lei erano andate nello spazio le sovietiche Valentina Tereshkova, nel 1963, e Svetlana Savitskaya, nel 1982. Ma per gli Usa quella di Sally fu una «prima» assoluta.
Sally Ride -e questo fino a ieri non lo sapeva nessuno- era lesbica. Era stata sposata per cinque anni, con l'astronauta Steven Hawley, ma il suo cuore, da quando aveva 12 anni, batteva per Tam O' Shaughnessy, una sua coetanea.
Da 27 anni Tam era diventata la sua compagna segreta, ma lo si è saputo con un coming out postumo, come oggi si dice, quando la Fondazione a lei intitolata ha pubblicato un comunicato in cui Tam viene indicata come sua «partner». Cosa che, perfino in una società aperta e tollerante come quella americana, ha suscitato qualche bisbiglio.