La sfida di Eni: parlare di sviluppo per dire energia

Rio de JaneiroCapi di Stato e di governo a raccolta a Rio de Janeiro per il vertice sullo Sviluppo sostenibile al via oggi, con molte speranze ma poca convinzione, e si concluderà venerdì.
Venti anni dopo il vertice di Rio, il summit Rio+20 tenta di lanciare la sfida della green economy. Il punto di partenza è la bozza di dichiarazione finale approvata dalle 193 delegazioni in attesa dell’arrivo dei leader. Il documento per la prima volta cita la green economy quale infrastruttura economica di riferimento.
Presenti il presidente francese Francois Hollande, il sudafricano Jacob Zuma, il primo ministro indiano Manmohan Singh e il cinese Wen Jiabao, tutti provenienti dal G20 di Los Cabos, in Messico. Ma pesano come macigni le assenze del Presidente americano Barack Obama, del premier britannico David Cameron, del cancelliere tedesco Angela Merkel, del presidente russo Vladimir Putin. Per il governo italiano c’è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
Affrontare la mancanza di accesso all’energia sostenibile, affidabile ed economica per miliardi di persone, è una delle sfide più critiche per lo sviluppo. Incrementare l’accesso all’energia è un elemento chiave per il progresso economico e sociale di ogni Paese ed è ritenuto prioritario per rompere il ciclo della povertà e raggiungere i Millennium Development Goals delle Nazioni Unite.
Per l’Italia è importante anche la presenza dell’Eni: il presidente Giuseppe Recchi partecipa a diverse sessioni del programma. Obiettivo, dire la propria sul tema dello sviluppo, tenendo presente il principio che se la crescita economica è il motore di un Paese, l’energia è la chiave di accensione.
Tra gli obiettivi della presenza di Eni c’è quello di mostrare la capacità dell’azienda nel fornire risposte innovative che coniughino salvaguardia ambientale e sviluppo locale, ad esempio trasformando una pratica non sostenibile dal punto di vista ambientale (il gas flaring, cioè la combustione in torcia del gas associato al petrolio) in una opportunità di business (valorizzazione del gas associato, e del gas in generale, per favorire l'accesso ai servizi energetici moderni). Risposte alle sfide dello sviluppo sostenibile possono venire da un lato da efficienza, ricerca e innovazione tecnologica e dall’altro da un mix migliore con preminenza del gas naturale, candidato naturale per coniugare sviluppo e salvaguardia dell'ambiente. È un tema che Eni conosce bene.
Nel 1952 Enrico Mattei e De Gasperi, inauguravano la prima centrale elettrica a metano in Italia, fornendo le basi per il boom economico del dopoguerra. Un modello che Eni poi ha portato in molti Paesi. Come ad esempio in Congo, dove l’azienda dal 2007 è impegnata in investimenti su larga scala in materia di accesso all’energia. Qui tre quarti della popolazione vive senza avere accesso a fonti di energia moderne. Il Paese è caratterizzato da una forte concentrazione della popolazione nelle principali città di Pointe-Noire e Brazzaville. È in questo contesto che il governo della Repubblica del Congo ha deciso di sviluppare, in collaborazione con Eni, un progetto di costruzione e riabilitazione di centrali e delle reti di trasmissione e distribuzione di energia elettrica.
Commenti

gpl_srl@yahoo.it

Gio, 21/06/2012 - 09:14

l' eni, coi suoi mille , diecimila , cento mila ingegneri nion sa nemmeno cosa significhi produrre un KWh con un metro quadro di pannello in grado di lavorare 2500 ore ed anche di notte, oppure non sa cosa significhi con 2 kg di rifiuto produrre 1 Kwh di energia:Noi lo sappiamo e siamo in grado di parlare e provare quanto dichiariamo