Siria, Rohani: "Vogliamo essere parte attiva del processo di pace"

Lodando l'atteggiamento occidentale nei confronti dell'Iran, il presidente Rohani chiede una soluzione politica per Damasco. Sul nucleare un piano a Ginevra

A margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente iraniano Hassan Rohani torna a parlare da New York, dando spazio nel suo discorso tanto alla questione del nucleare di Teheran quanto alla risoluzione della crisi in Siria.

In un riassunto degli incontri diplomatici degli ultimi giorni, Rohani ha definito "molto utile" il colloquio con il premier Enrico Letta, che "ha un ruolo chiave tra i Paesi dell'Unione" e "molte questioni di interesse comune". Il presidente iraniano ha ricordato che l'Europa avrà un ruolo necessario "per avere una regione libera da armi nucleari e di distruzione di massa".

Non c'è stato il tempo per un incontro con Barack Obama - ha ribadito Rohani -. La stretta di mano tra i due dovrà aspettare ancora. Quale sia il motivo: davvero una mancanza di tempo o contrasti nella leadership iraniana, divisa sul riavvicinamento con Washington, non è possibile dirlo.

Tra Iran e Stati Uniti c'è comunque stato un incontro di alto livello, tra il Segretario di Stato John Kerry e il ministro degli Esteri Javad Zarif. Breve, ma importante, se si pensa che da anni le relazioni tra i due Paesi sono stentate. Rohani ha sottolineato il nuovo "atteggiamento dell'Occidente".

Molti si sono prodigati dalla sua elezione ha paragonarlo con il suo predecessore. Scherzando, Rohani ha chiesto: "Davvero sono diverso da Ahmadinejad?". Una domanda che Israele si è posto invece con serietà, nella difficoltà di credere a un leader definito "un lupo travestito da agnello", che raccoglie consensi come moderato.

Il presidente iraniano, che conta di poter presentare "un primo piano sul nucleare a Ginevra", dove si vedranno i Paesi del 5+1 tra il 15 e il 16 ottobre, è ben cosciente del ruolo che Teheran riveste al momento su un altro fronte, quello della guerra che insanguina la Siria.

"La soluzione - ha detto Rohani - non può essere militare, ma deve essere politica". Ammettendo che "l'uso delle armi chimiche nella regione è estremamente pericoloso", ha voluto comunque mantenere una posizione d'equilibrio, giustificata dall'alleanza tra Teheran e Damasco, a cui in passato l'Iran ha promesso aiuto - umanitario se non in armi - nella guerra.

Il Paese di Rohani vuole svolgere un ruolo "attivo" nei colloqui di pace. L'obiettivo, lo aveva detto anche in un'intervista al Washington Post, è quello di "creare le condizioni per permettere ai cittadini di decidere il destino del loro Paese".

Commenti
Ritratto di Aurora Aronsson

Aurora Aronsson

Sab, 28/09/2013 - 06:50

Vedi MONACO 1938. Gli idioti ci cascano di nuovo e credono nelle promesse dei liberticidi.