Sud Sudan, ancora scontri mentre prendono il via i colloqui di pace

Dichiarato lo Stato d'emergenza nelle regioni di Unità e Jonglei. Si aggrava la situazione umanitaria

Un delegato del governo di Juba in partenza per Addis Abeba

I mediatori sono arrivati in Etiopia ieri sera, nella capitale Addis Abeba, per quel tavolo di pace convocato per cercare una soluzione alla crisi che da metà dicembre scuote il Sud Sudan, dove si affrontano le fazioni guidate dal presidente Salva Kiir e dal suo ex vice Riek Machar.

Uno scontro che molti analisti hanno definito politico, ma che ha assunto la sfumatura del conflitto etnico, perché i leader delle due fazioni sono anche gli esponenti più in vista dei due raggruppamenti più consistenti del Paese. Il presidente Kiir è un dinka, Machar un nuer.

Gli scontri in Sud Sudan sono scoppiati lo scorso 15 dicembre e da allora hanno già provocato migliaia di morti e costretto oltre 200mila persone a lasciare le proprie abitazioni, per timore di essere uccise. Neppure i compound delle Nazioni Unite si sono dimostrati aree sicure. I ribelli di Machar hanno preso d'assalto due settimane fa la base di Akobo, nello Stato dello Jonglei, uccidendo due peakeeper indiani e una decina di civili.

Il governo di Juba, impegnato su diversi fronti, ha dichiarato ieri lo stato d'emergenza per lo Stato di Unità e quello dello Jonglei, la cui capitale Bor continua a passare di mano, contesa tra le truppe ribelli e quelle governative. Attualmente la città, punto d'accesso per la capitale, è nelle mani dei ribelli. Kiir ha però minimizzato la portata della conquista, sostenendo che quella delle sue truppe è stata solo una "ritirata strategica".

Dal canto suo Riek Machar, leader dei ribelli, ha detto in un'intervista al quotidiano arabo Asharq al Awsat che se il Sud Sudan è vicino a una guerra civile la colpa è del governo. Ha anche puntato il dito contro le ingerenze ugandesi nella crisi. Da Kampala è arrivata giovedì una minaccia di intervento se gli anti-governativi non cesseranno le ostilità.

In attesa dell'avvio dei negoziati in Etiopia, l'Onu ha deciso insieme all'Unione africana di istituire una commissione d'inchiesta che indaghi sulle violazioni dei diritti umani. La situazione umanitaria del Sud Sudan è già grave: per rispondere ai bisogni della popolazione fino al mese di marzo serviranno 166 milioni di dollari.