Turchia, arresti di massa per un tweet

Non è bastato l'incontro con il vicepremier Bulent Arinc per disinnescare le proteste antigovernative in Turchia. La piazza Taksim di Istanbul, come quelle di tante altre città del Paese, continua a essere occupata dai manifestanti e la «Piattaforma Taksim» - che rappresenta quanti hanno dato il via una settimana fa alla rivolta dimostrando contro l'abbattimento del parco Gezi nella città sul Bosforo - ha colto l'occasione del faccia a faccia per presentare una lista di richieste: fine delle azioni di violenza della polizia contro i manifestanti, che sia bandito l'uso di gas lacrimogeni, che i manifestanti arrestati siano rilasciati e che il parco Gezi e il centro di cultura Atatürk non siano distrutti come previsto dai piani del governo. «Tutti gli ostacoli alla libertà d'espressione» andranno inoltre rimossi.
I manifestanti insomma rilanciano, facendosi anche forti del sostegno ottenuto dai sindacati di sinistra e da intellettuali turchi di primo piano come lo scrittore premio Nobel Orhan Pamuk. Migliaia di persone hanno aderito allo sciopero proclamato da due importanti sigle sindacali e dagli ordini professionali dei medici, degli ingegneri e degli architetti e si sono presentate in massa in piazza Taksim. E questo dopo che la notte prima, in tutta risposta alle richieste di Arinc di interrompere le proteste «per amore della Turchia», centinaia di dimostranti avevano cercato di avvicinarsi al palazzo del governo ad Ankara, finendo respinti a colpi di cannoni ad acqua e lacrimogeni. Scene che si sono ripetute ieri pomeriggio.
Un altro campo di battaglia in questi giorni tesi in Turchia è quello virtuale, molto temuto dal premier Erdogan che domenica scorsa era arrivato a definire Twitter «un pericolo per la società». Sul social network si moltiplicano gli appelli alla calma, che hanno fatto sì che solo le frange estremiste ieri cercassero lo scontro con le forze di sicurezza. Al tempo stesso il governo picchia duro: a Smirne, terza città del Paese, 29 persone sono state arrestate la notte scorsa «per aver diffuso su Twitter informazioni false e diffamatorie». E sul canale televisivo economico Bloomberg Ht un programma di quiz è stato sospeso dopo che il conduttore aveva posto delle domande sulle manifestazioni di questi giorni.
Intanto il governo turco ha deciso di non lasciare senza risposta le critiche all'uso della violenza contro i manifestanti venute dagli alleati occidentali e in particolare dagli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha replicato al segretario di Stato John Kerry che aveva chiesto un'indagine sul comportamento della polizia affermando che «in Turchia non esiste una democrazia di serie B: questo tipo di incidenti avvengono ovunque e sono considerati normali. Qui esiste il diritto di manifestare, ma ci sono persone che violano la legge».
Sarà anche così, ma le preoccupazioni crescono e si riflettono anche sulle prenotazioni per le vacanze in Turchia: le disdette stanno già fioccando.