Usa e Russia, diktat ad Assad: «La lista delle armi in 7 giorni»

Sorrisi, strette di mano e dichiarazioni ottimiste, con Londra che «benedice» ma chiede di fare in fretta e Berlino convinta che le chance della pace siano cresciute considerevolmente. L'accordo Stati Uniti-Russia per la distruzione delle armi chimiche in Siria - due pagine che i rappresentanti delle potenze rivali chiudono sostenendo che «è tempo di agire immediatamente» - arriva dopo tre giorni di colloqui a Ginevra e mentre il Consiglio superiore militare dell'opposizione siriana denuncia il regime di Damasco per aver spostato negli ultimi giorni il proprio arsenale in Libano e Irak.
Eppure l'intesa Washington-Mosca c'è - siglata dal Segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov - e prevede che la distruzione dell'arsenale del presidente Bashar Assad e del suo esercito venga completata entro la prima metà del 2014. Usa e Russia lavoreranno insieme per una rapida adozione di una risoluzione Onu che rafforzerà la decisione dell'Opcw (Organizzazione per la Proibizione delle armi chimiche) e assicurerà l'attuazione del piano. Non solo. Washington e Mosca danno una settimana di tempo a Damasco per presentare «una lista completa» del suo arsenale chimico, che indichi «nomi, tipi e quantità degli agenti chimici posseduti». La lista dovrà comprendere «il tipo di munizioni» utilizzate per i gas, «l'ubicazione dei depositi e il modo in cui il materiale è immagazzinato». Richiesto pure l'elenco dei «siti di produzione, ricerca e sviluppo» di armi chimiche.
Cosa accadrà se il regime non rispetterà tempi e non solo? «Nel caso in cui le richieste non siano soddisfatte, o nel caso di qualsiasi uso delle armi chimiche, il Consiglio di Sicurezza prenderà misure contemplate dal capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite», tra le quali c'è anche l'uso della forza. Ma, ha aggiunto il capo della diplomazia russa, «ciò non significa che qualsiasi notizia di violazioni sarà presa in fiducia. Tutto andrà indagato e faremo in modo che sia verificato». Su questo punto, però, il più delicato, quello sul quale Stati Uniti e Russia hanno registrato finora le maggiori divergenze, si è arrivati a una conclusione - uso della forza ammissibile - solo dopo un balletto di dichiarazioni. Prima il ministro russo Lavrov ha sostenuto che l'accordo non contenesse nulla sul possibile uso delle armi, smentendo Kerry che aveva invece evocato il ricorso al capitolo 7 della carta Onu. Poi il segretario di Stato Usa ha corretto il tiro affermando a Ginevra che «non c'è alcun preaccordo su quali misure il Consiglio di Sicurezza Onu dovrebbe adottare se la Siria non collaborasse». Fino all'ultima dichiarazione, che invece mette d'accordo entrambi: «Mosca - ha precisato Lavrov - è pronta a valutare al Consiglio di sicurezza Onu anche il capitolo 7 della carta delle Nazioni Unite che prevede misure, fino al ricorso alla forza, in caso di mancato rispetto del piano». Gli Usa stimano che siano 45 i siti legati al programma di armi chimiche.
Il presidente Obama ha accolto «con soddisfazione l'intesa» ma precisato che «ancora molto lavoro resta da fare» e che «lavoreremo per assicurare che ci siano delle conseguenze se la Siria non dovesse adempiere ai suoi impegni». Ma sono i ribelli, in lotta contro Assad, a bocciare l'intesa
Nonostante l'accordo, gli Usa vogliono tenere il pressing sul regime, convinti che l'azione diplomatica abbia avuto successo perché Washington non ha smesso di minacciare il regime. Così il Pentagono ha fatto sapere che i piani militari Usa nell'area della Siria non cambiano anche dopo l'intesa: la flotta resta schierata sulle coste siriane.