Europa, accordo sul clima Sarkozy: "Grazie Silvio"

Sì al piano sul clima modificato con emendamenti per alleggerire l'impatto e l'accordo anti-crisi da 200 miliardi. Entro il 2020 l’Ue ridurrà del 20% le emissioni di gas
serra, aumenterà del 20% l’efficienza energetica e porterà al
20% le fonti alternative

Bruxelles - I leader dell’Unione Europea avallano un piano sui cambiamenti climatici modificato con degli emendamenti per alleggerire il suo impatto sull’industria e sugli stati Ue più poveri e un accordo di incentivi per la ripresa economica da 200 miliardi di euro. L’accordo conclude anche la riunione dei leader dei Ventisette, visto che erano già terminate con un accordo anche le discussioni sull’iniziativa Ue di rilancio economico e sulla road map verso la conclusione del processo di ratifica del Trattato di Lisbona con l’impegno del Governo irlandese a tenere un secondo referendum entro il prossimo novembre. "Il Consiglio europeo che abbiamo appena terminato resterà nella storia", ha esultato il presidente di turno dell’Ue, il francese Nicolas Sarkozy.

Accordo storico di Bruxelles Il Consiglio europeo ha approvato "all’unanimità" il pacchetto clima. "Non c’è un continente al mondo che si è dotato di regole così vincolanti come quelle che abbiamo appena adottato", ha detto Sarkozy sottolineando che gli obiettivi del '20-20-20' sulla riduzione delle CO2, l’efficienza energetica e le rinnovabili entro il 2020 sono confermati. "La crisi - ha aggiunto il presidente francese - non può essere una scosa per non procedere sulla tutela dell’ambiente". L'accordo riflette un ammorbidimento delle posizioni nel secondo giorno del summit che era iniziato col ministro delle Finanze tedesco che aveva accusato pubblicamente la Gran Bretagna di "parlare con disinvoltura di miliardi" per trascinarsi fuori dalla recessione.

I punti del pacchetto clima Il testo fa impegnare il blocco Ue a tagliare le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020, nonostante le concessioni che sono state fatte a Paesi come Italia e Polonia. Comunque, secondo fonti diplomatiche, il contenuto finale del pacchetto clima è ancora incerto, e i gruppi ecologisti temono che possa uscire molto annacquato, dopo le trattative. "Ci sono state alcune concessioni", ha detto ai giornalisti il capo della politica estera dell’Ue, Javier Solana. La bozza ha approvato il principale obiettivo di un programma di misure per tutta la Ue che hanno lo scopo di tirar fuori dalla recessione l’economia delle 27 nazioni del blocco, nonostante alcune differenze fra gli stati membri dell’Ue riguardo a come affrontare la peggior crisi economica da 80 anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha espresso la sua contrarietà a grandi iniezioni di liquidità, e specialmente al taglio delle tasse, ammonendo che gonfiare i deficit di bilancio può solo opprimere le generazioni future. "Il piano fornisce uno schema comune per le iniziative che devono essere assunte dagli stati membri e dall’Unione Europea con la previsione di assicurare solidità e massimizzare l’efficacia", si legge nel testo che illustra delle misure che offrono un sostegno temporaneo all’economia, compresi i settori automobilistico ed edilizio.

Soddisfatte le richieste italiane "L’Italia ha ottenuto una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l’intero pacchetto clima-energia dell’Ue estesa alla valutazione sull’impatto di competitività", ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini. Sono state, infatti, ottenute quote di emissioni gratuite al 100%» per le imprese manifatturiere italiane. Nel compromesso Ue sul pacchetto clima, l’Italia è riuscita a ottenere tutto. Lo stesso Berlusconi ha spiegato che "le misure vanno in essere dopo il 2013, ma dopo il 2010 ci sarà una rivisitazione di queste misure sulla base dei risultati della conferenza di Copenhagen". In questo modo l’Europa si è posta "all’avanguardia sull’ambiente ma senza essere quella che paga per tutti". Per il premier italiano si è, quindi, trattato di un risultato pieno soddisfacente: "Abbiamo tenuto una posizione tattica, senza paura di dire che avremmo usato il diritto di veto, con delle posizioni di buonsenso". Il Belpaese è stato ascoltato in ben 15 casi sulla difesa delle industrie manifatturiere. "È stata raggiunta un’intesa che da un lato mantiene saldi gli obiettivi di riduzione dei gas serra - il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo - dall’altro tiene conto delle esigenze dei diversi paesi puntando alla sostenibilità delle misure dalle diverse economie nazionali nel segno della concretezza, come chiesto dall’Italia". Soddisfatto anche Sarkozy che ringrazia il premier Berlusconi: "Grazie a lui questo accordo è stato rapido".

Timori sul settore automobilistico Il no del Senato Usa arrivato nella notte al piano di aiuto per il settore automobilistico ha fatto apparire lo spettro di un crollo di questo settore chiave e ha diffuso la preoccupazione nelle capitali europee. La crisi continua a mietere vittime nel settore bancario, origine della crisi che ora riguarda tutto il mondo. La banca JPMorgan ha previsto un quarto trimestre "terribile". Gli scettici sostengono che il piano dell’Ue si basa in larga parte sui piani nazionali di sostegno all’economia annunciati dai singoli governi. Comprende un ulteriore finanziamento da 30 miliardi di euro da parte dell’organo Ue di erogazione del credito, la Banca d’Investimento Europea, per aiutare l’industria in settori come l’energia verde per i prossimi due anni.

Il taglio dell'Iva In una parte del testo che sembra riflettere la riluttanza di alcuni paesi come la Germania a tagliare le imposte sul valore aggiunto (Iva), il testo fa riferimento alla possibilità di tagliare l’Iva solo in quegli stati che lo vogliono fare. Il testo dice che i recenti tagli dei tassi da parte della Bce e di altre banche centrali sostengono la crescita e invita le banche a trasferire queste riduzioni dei tassi ai loro clienti. L’accordo invita anche i governi della Ue a "ritornare rapidamente" agli obiettivi di medio termine di bilancio: un riferimento all’obiettivo di ottenere bilanci pubblici bilanciati o quasi. Le discussioni sul clima ha luogo a circa sei settimane dal futuro insediamento del nuovo presidente Usa Barack Obama, con la prospettiva di una più stretta collaborazione transatlantica su questioni come il riscaldamento globale. I gruppi ecologisti hanno ammonito l’Ue, considerata vitale nelle trattative globali, che l’anno prossimo dovranno trovare un successore al trattato di Kyoto dal 2012, che potrebbe dare addio alla propria credibilità se annacquasse troppo il suo piano.

Energia e carbone Secondo l'accordo, alle nazioni più povere dell’Europa dell’Est vanno due scaglioni di finanziamenti da miliardi di euro per ottenere il loro sostegno alle misure contro i cambiamenti climatici, misure che comportano un lievitamento di costi per i loro settori energetici ad alto tasso di inquinamento. I nove stati comunisti sono considerati l’ultimo impedimento all’accordo, avendo essi già minacciato di porre il veto al piano se non si farà nulla per stemperare le misure che renderanno anti-economici gli impianti a carbone e favoriranno le alternative all’energia pulita. I loro settori energetici sono già stati parzialmente esentati dal pagare per i permessi per le emissioni in base allo schema Ue per le emissioni fra il 2013 e il 2020.

La palla passa agli States L'Europa ha fatto la sua parte. Ora tocca agli Stati Uniti. "Non potevamo tirarci indietro proprio quando il presidente eletto degli Stati Uniti mette l’ambiente tra le sue priorità", ha detto il presidente Sarkozy. "Quanto accaduto oggi ha una portata storica - ha proseguito - il numero uno dell'eliseo - nessun continente si è dato regole vincolanti come quelle adottate da noi oggi all’unanimità". E fa sapere che alla conferenza di Posdam l’Unione europea potrà dire: "Noi l’abbiamo fatto ora fatelo anche voi. L’Ue può essere ascoltata soltanto se dà l’esempio".Sulla stessa linea anche il Presidente della Commissione Europea, Josè Barroso, che chiede "un piano transatlantico". Barroso ha, infatti, voluto inviare "un messaggio ai partner mondiali: Yes you can", ma un’altro "ancora più chiaro agli Stati Uniti: venite con noi in questo sforzo planetario. Abbiamo bisogno del vostro sostegno".