Evitare le crisi respiratorie

Il ricorso alla via inalatoria consente di superare le complicazioni di malattie come asma e broncopatia ostruttiva

Gianni Mozzo

Le patologie di cui si parla più spesso sono quelle dell’apparato cardiocircolatorio e le neoplasie, rispettivamente prima e seconda causa di morte. Alle malattie respiratorie (terza causa di morte) si dedica meno attenzione. A questo errore tenta di porre rimedio un documento congiunto dell’Associazione italiana malattie respiratorie, della Società italiana di medicina respiratoria, della Federasma e della Associazione malati di broncopatia cronica ostruttiva, presentato nei giorni scorsi a Milano.Il documento in parola intende suggerire tutto ciò che bisogna fare (diagnosi, terapia, compliance) «per la gestione ottimale delle malattie bronchiali», in particolare della broncopatia cronica ostruttiva, che - come è stato ricordato durante la presentazione di questo documento - solo in Italia colpisce 2,5 milioni di soggetti, anche in modo grave.
Nella terapia delle malattie respiratorie ostruttive viene preferita la via inalatoria, che presenta parecchi vantaggi: contatto immediato con le vie aeree, maggiore concentrazione di principio attivo, rapidità d’azione, minimi effetti collaterali. Purtroppo, però, in almeno la metà dei casi, i pazienti non assumono correttamente i farmaci somministrati per via inalatoria, che quindi si rivelano inutili.
Gli specialisti italiani di malattie respiratorie hanno voluto ricordare, col loro documento, firmato dai professori Canonica, Donner, Girbino e Polverino e dai rappresentanti di Federasma e dei pazienti, che bisogna scegliere inalatori di ultima generazione, capaci di erogare il farmaco in polvere o in aerosol.
Rispetto a quelli del passato, tali inalatori sono più efficienti sia per trasportare verso bronchi e polmoni le particelle dei farmaci impiegati sia per facilitare la coordinazione tra la mano del paziente e la manovra inspiratoria. Il documento raccomanda al medico pneumologo di controllare che le terapie vengano effettivamente eseguite. Risulta infatti che tra i malati di broncopatia cronica ostruttiva c’è un tasso molto basso di ricorso alle cure: diciotto per cento.
Anche l’asma pone parecchi problemi di gestione. Come ha ricordato il professore Walter Canonica, direttore della cattedra di malattie respiratorie dell’università di Genova, la mortalità per asma è diminuita in molti Paesi del mondo ma esistono ancora casi di «scarsa adesione alla terapia» da parte dei pazienti, in particolare dei pazienti più giovani. Canonica ha insistito sul fatto che «una terapia adeguata, ottenuta con gli inalatori più moderni e con una serie di informazioni indispensabili da parte del medico curante, non solo riduce i costi ma soprattutto evita le complicazioni della malattia che, per difetto di controllo, possono rivelarsi mortali».
Il documento dei pneumologi italiani insiste sulla necessità di identificare tempestivamente tutti i casi che presentano un alto rischio di insufficienza respiratoria sempre pericolosa.