Expo, la palude nasconde gli alligatori

«Dimostrata una stretta interconnessione tra criminalità mafiosa e criminalità economica», dice il procuratore Greco. Questo per quanto riguarda l'inchiesta sugli appalti per EXPO. E poi: «L'indagine segnala infiltrazioni di Cosa Nostra in Lombardia ma non si individuano responsabilità in capo a Ente Fiera ed EXPO». Impagabile, come al solito, il commento del, ahinoi, sindaco di Milano Giuseppe Sala: «La battaglia per la legalità non deve fermarsi mai. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando per questo». Mi sembra di sognare sia per le indagini che per Sala. Ma non era lui il responsabile di Expo? Non era lui che doveva controllare gli appalti?

Giordano Citterio

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Caro Giordano, per la magistratura di questo Paese ci sono persone che non potevano non sapere che cosa combinavano i loro collaboratori e che quindi vengono perseguite e a volte perseguitate (vedi Silvio Berlusconi) e altre che invece potevano non sapere anche ciò che facevano loro, come è appunto il caso di Sala. La grande e decantata Expo è anche la storia di un immenso magna magna, nonostante un apparato di controlli pazzesco. Persino al dio Cantone, il supercommissario dei commissari, gliel'hanno fatta sotto il naso, tanto che lui si è difeso come un burocrate qualsiasi: «Non toccava a me controllare quegli appalti». Cantone no, Sala no: ma cara grazia, chi doveva verificare la mafiosità, a volte conclamata, degli appaltatori? La verità è che non è con i controlli che si debella la corruzione. Anzi, più sono i passaggi, più aumentano le probabilità che ci scappi la mazzetta o l'imbroglio. Invece che aumentare i commissari (quasi sempre strapagati) o inasprire le pene, bisognerebbe semplificare il sistema ed eliminare leggi cervellotiche e ambigue. Nella palude si mimetizzano gli alligatori, in acque chiare, il pescecane lo vedi a distanza.