F1, McLaren squalifica farsa: non paga le bugie

Tre gare di sospensione con la condizionale alla scuderia anglo-tedesca per il "pasticcio" davanti ai commissari del Gp di Australia: la versione di Hamilton e Whitmarsh era stata smentita dalle conversazione audio intercettate durante la gara. La pena non si applica

Parigi - Batosta sulla McLaren. Una bugia costata carissima, quella raccontata da Hamilton e dal suo capo tecnico Whitmarsh (già cacciato) ai giudici del Gp di Australia. Per la scuderia è arrivata una squalifica di tre Gp, anche se il provvedimento è attenuato dalla condizionale. La Fia ha deciso di usare la condizionale per aver mentito sul sorpasso di Trulli a Hamilton in Australia in regime di safety-car a pochi giri dalla conclusione. Ma la sanzione si legge nel comunicato - sarà "applicata solo se emergeranno ulteriori fatti sulla questione entro i prossimi 12 mesi contrari all’articolo 151c del codice sportivo".

L'udienza Il consiglio mondiale della Fia ha deciso per la squalifica con la condizionale dopo aver ascoltato il direttore della scuderia Martin Whitmarsh. Il campione del mondo inglese Lewis Hamilton mentì infatti ai commissari di gara allo scopo di provocare la penalizzazione di Jarno Trulli (Toyota) per un sorpasso subito in regime di safety-car per così salire sul podio al posto proprio dell’italiano. Hamilton disse ai commissari di gara di non avere rallentato appositamente per far cadere Trulli nel sorpasso-trappola, ma fu "incastrato" dalle registrazioni delle conversazioni con il muretto dei box e dalla telemetria. Messo davanti all’evidenza delle bugie dette ai commissari, il campione del mondo si era successivamente scusato riferendo di essere stato "indotto" alla menzogna dal direttore sportivo Dave Ryan, accusato dalla stessa McLaren di avere ideato il piano di sua iniziativa.